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Carla T. Fit. + pesistica
dieta e salmone
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Dieta e Salmone

• Generalità sul Salmone come Pesce e come Alimento

• Salmone come Alimento: Come si Mangia?

• Qualità e Controversie del Salmone nella Dieta

• Ruolo del Salmone nella Dieta

Generalità sul Salmone come Pesce e come Alimento

Il salmone è un pesce tipico di alcune zone subartiche ed artiche. Il suo allevamento, però, può svolgersi anche in aree più meridionali, sebbene NON sia certo un animale caratteristico del centro-sud Europa.

Salmone nella DietaIl pesce colonizza acque salate, dolci e salmastre, e compie alcune migrazioni (2-3) dal mare ai fiumi per potersi riprodurre.
Il salmone, inteso come alimento, appartiene al 1° Gruppo Fondamentale degli Alimenti. Sotto il profilo nutrizionale, il suo consumo è finalizzato al raggiungimento delle razioni raccomandate di: proteine, sali minerali, alcune vitamine del gruppo B, vitamina D, vitamina A e acidi grassi essenziali.
Nella dieta, il salmone potrebbe essere consumato con una frequenza “settimanale”. Una porzione da 150-250g, al massimo ogni 2-3 giorni, è infatti sufficiente ad appagare i criteri basilari di una sana e corretta alimentazione. A tal proposito, è doveroso specificare che è sempre opportuno mantenere una certa variabilità della dieta; meglio, quindi, evitare di consumare solo salmone escludendo gli altri prodotti della pesca, poiché anch’esso (come ogni altro alimento) presenta degli aspetti non del tutto positivi o controversi.
Va poi aggiunto che il salmone è un alimento molto ricco di grassi; pertanto, si raccomanda di valutarne accuratamente le porzioni (che devono essere rapportate al fabbisogno individuale) e di evitare, specie in caso di sovrappeso, la sua contestualizzazione all’interno di ricette ricche di grassi da condimento (olio, panna ecc.).

Salmone come Alimento: Come si Mangia?

Il salmone è un alimento che si presta a vari tipi di consumo.

Allo “stato fresco” le sue carni sono delicate e gradevoli (dove per “fresco” si intende “NON lavorato” con metodi di conservazione diversi dal congelamento); non mancano poi altri prodotti ricavati mediante sistemi alternativi, tra questi, il più caratteristico è l’affumicatura (accompagnata ad una leggera salatura), ma oggi è abbastanza diffusa anche la conservazione del salmone in scatola per mezzo di un liquido di governo (salamoia). Meno consumato (e meno pregiato) è invece il salmone sotto forma di paté.
Ciò che molti ignorano è che del salmone NON si consumano solo il muscolo e l’adipe, ovvero ciò che viene comunemente inteso come “carne”. Le sue uova, soprattutto in certe località, sono considerate una vera e propria leccornia. Attenzione però! Chi si aspetta un gusto più o meno “anonimo”, simile a quello delle uova di lompo o di pesce volante, o chi è abituato al sapore delicato del caviale russo, potrebbe rimanere spiacevolmente deluso; le uova di salmone si distinguono infatti per un sentore a dir poco “esplosivo” di omega 3, talmente intenso da sovrastare qualsiasi altro ingrediente nel piatto. Anche certe frattaglie del salmone paiono commestibili e tutto sommato gradevoli al gusto; il fegato è certamente quella più conosciuta. Come il suddetto organo del merluzzo, della verdesca e di altri pesci dei mari freddi, anche il fegato di salmone è ricchissimo di omega 3 e, assieme ad altre parti di “scarto” nel commercio delle relative carni, è spesso utilizzato per la formulazione di integratori alimentari. Di per sé, il fegato di salmone rappresenta un prodotto abbastanza semplice da cucinare ma, trattandosi di un organo notevolmente esposto a certi contaminanti, se destinato all’alimentazione umana, dovrebbe essere ricavato da animali controllati, ignorando invece le creature allevate senza il rispetto dei disciplinari.
Tornando alla carne del salmone, citiamo brevemente le ricette più diffuse nel nostro paese che, per dirla tutta, non vanta una vera e propria tradizione culinaria specifica di questo alimento. Il salmone fresco (anche decongelato), soprattutto negli ultimi anni, è spesso accorpato nelle ricette di pesce crudo. Da solo o all’interno di misticanze più o meno esotiche, rappresenta un ingrediente ormai fondamentale del sushi giapponese (sashimi, nigiri, oshizushi, futomaki ecc.), nel quale è possibile accostarlo anche ad alimenti che ne contengono le uova (ikura). Sempre cruda, la carne di salmone si presta alla produzione di carpaccio o tartare da pesce fresco, affumicato o marinato. Per quel che concerne i sistemi di cottura, invece, sono più diffusi il vapore e la cottura al forno, con o senza l’impiego della crosta di sale.
Di affumicatura ne esistono due generi differenti, una industriale (forse anche di tipo chimico, come per certi salumi), che prevede anche una prima salatura e un successivo sottovuoto, e un’altra casalinga. Quest’ultima (guarda la videoricetta) può essere svolta anche all’interno del forno di casa; prevede una leggera salatura iniziale ed è svolta “a freddo” (con il forno spento, nel quale si inserisce della legna fumante), motivo per cui non prolunga di molto la conservabilità dell’alimento. D’altro canto, permette di personalizzare il gusto in base al tipo di legna utilizzato.
Per ciò che riguarda la marinatura, esistono parecchie ricette differenti. Alcune si basano sulla disidratazione del salmone per salatura (con un po’ di zucchero) e la successiva reidratazione in sospensioni aromatizzate (acqua, succo di agrumi, erbe, olio ecc.); altre sfruttano direttamente liquidi aromatizzati dal potere osmotico molto superiore a quello della carne (in genere con percentuali di zucchero e sale parecchio elevate), al fine di “rassodare” i tessuti mentre li si aromatizza.
Ad ogni modo (poiché si tratta di un alimento da consumare crudo) ricordiamo che prima dell’affumicatura o della marinatura è sempre necessario applicare l’abbattimento di temperatura per scongiurare qualsiasi rischio di parassitosi.
Se la carne fresca, affumicata o marinata di salmone lascia spazio alla fantasia culinaria, non c’è molto da specificare per quel che riguarda il salmone in barattolo e quello in paté. Quest’ultimo è spesso impiegato nella formulazione di tartine, snack, antipasti e panini, mentre quello in barattolo sposa egregiamente la pasta asciutta come ripieno dei tortelli o come sugo di accompagnamento.

Qualità e Controversie del Salmone nella Dieta

Soffermiamoci ora sulla qualità della materia prima reperibile sul mercato. Di salmone ne esistono varie Specie, ma in Italia (e anche nel resto d’Europa) si consuma prevalentemente il Salmone dell’Atlantico (nomenclatura binomiale: Salmo salar).

La maggior parte del salmone presente sui banchi nazionali proviene da acquacolture estere e giunge in Italia sotto forma di congelato, per essere decongelato solo prima della vendita al dettaglio. Non esiste quindi alcuna motivazione valida per acquistarlo “al mercato” piuttosto che in un banco freezer (dove, peraltro, costerebbe anche meno). L’unico dettaglio che fa VERAMENTE la differenza tra “salmone e salmone” riguarda la provenienza, intesa come pesce allevato o pesce pescato. Evidenziando il fatto che le acquacolture NON sono tutte uguali (certe si distinguono per l’alta qualità dei mangimi e la bassa densità di popolazione), è doveroso rammentare che il salmone pescato (anzi detto “selvaggio”) risulta qualitativamente migliore dell’altro. Al giorno d’oggi, la composizione dei mangimi può essere variata sulla base del prodotto che si vuole ottenere, gestendo anche la concentrazione nutrizionale e dei pigmenti responsabili della colorazione del salmone; quest’ultima caratteristica può essere esaltata anche limitando la presenza di crostacei, invece naturalmente presenti nella dieta dei salmoni allo stato brado (ricchissimi, per l’appunto, di queste molecole). In pratica, la carne di questi pesci potrebbe essere “colorata” integrando il mangime con pro vitamine del tipo A, un po’ come avviene per la trota salmonata. Si ricorda che quest’ultima NON è una Specie ibrida, bensì una trota iridea con carni rosate ottenute alimentando il pesce con farine particolarmente ricche di carotenoidi.
Purtroppo, la pesca del salmone selvaggio NON risulta sufficiente ad ottemperare alla domanda di mercato, ragion per cui l’allevamento si rende del tutto necessario; ciò nonostante, anche questo accorgimento non preserva l’ambiente dal danno ecologico inflitto dalla super-richiesta di salmone. Gli allevamenti ittici, infatti, richiedono anche la presenza di piccoli pesci e crostacei che vengono dunque pescati, attività che indebolisce piuttosto significativamente le fondamenta della catena alimentare marina.

Ruolo del Salmone nella Dieta

Il salmone fresco è un prodotto che compare spesso nelle diete, indipendentemente che si tratti o meno di terapie nutrizionali. Come vedremo nel prosieguo, non è però adattabile a qualsiasi regime alimentare; infatti, a causa dell’elevato potere calorico, potrebbe risultare controindicato nella dieta di soggetti sedentari in sovrappeso. La sua applicazione dietetica più interessante riguarda invece la dieta contro le malattie del metabolismo (prevalentemente dislipidemie ed ipertensione). Quest’ultima applicazione è dovuta al particolare valore nutritivo del salmone, che si distingue per la ricchezza in acidi grassi essenziali del gruppo omega 3 (in particolare EPA e DHA) ed astaxantina (carotenoide). Com’è ormai ben noto, le molecole lipofile del gruppo omega 3 non possono essere prodotte in maniera autonoma dall’organismo, pertanto devono essere necessariamente introdotte con l’alimentazione. Il loro effetto metabolico (oltre a quello energetico) è bivalente: si tratta di precursori di alcuni eicosanoidi “buoni” e costituenti di membrana cellulare; inoltre, pare che la loro presenza abbassi il colesterolo, migliori il rapporto LDL/HDL, abbassi l’ipertrigliceridemia, riduca l’ipertensione, combatta l’infiammazione sistemica, prevenga l’insorgenza di trombi a vantaggio del rischio cardio-vascolare e riduca le complicanze legate al diabete mellito tipo 2. L’astaxantina, invece, è una pro vitamina A dall’effetto antiossidante e colorante; si tratta della molecola responsabile della colorazione rosa delle carni di salmone, che svolge un ruolo metabolico di protezione dai radicali liberi e una funzione cutanea benefica verso le ustioni solari.
E’ curioso apprendere che tra i vari integratori di omega 3 è presente anche il cosiddetto olio di salmone (per uomini ed animali). Oltre alle ben note catene di acidi grassi essenziali, quest’olio arancione (commercializzato in perle di collagene) viene promosso in virtù della presenza di astaxantina antiossidante e di fosfolipidi (verosimilmente ricavati dal tessuto nervoso del pesce). Il metodo di estrazione dell’olio di salmone è poco noto al pubblico, ma non è da escludere che implichi il riciclo di certi scarti ottenuti dalla messa in commercio della carne.
D’altro canto, va rammentato che il salmone rientra nella categoria dei pesci grassi, pertanto costituisce un alimento ad alto potere calorico. Ciò significa che un eventuale abuso alimentare, costante e significativo (magari associato ad altre condotte “discutibili”), potrebbe favorire l’insorgenza di sovrappeso. Non dimentichiamo che tra le varie cause di insorgenza per le malattie del metabolismo di cui abbiamo fatto cenno sopra (in riferimento agli effetti positivi degli omega 3), oltre alla predisposizione individuale, alla sedentarietà e all’alimentazione sbilanciata, figura anche il sovrappeso stesso. Alla luce di quanto detto finora, non è certo difficile comprendere per quale motivo il salmone compaia raramente nelle diete contro l’obesità. Ad essere precisi, questo alimento potrebbe essere contestualizzato in maniera più o meno efficace anche in tali schemi nutrizionali, avendo però l’accortezza di ridurre l’olio da condimento complessivo; tuttavia, rispettando il criterio “dell’applicabilità” delle porzioni (ovvero, grammature quantomeno sufficienti a conferire il senso di sazietà), inserire il salmone nella dieta di un soggetto sedentario diventerebbe alquanto complicato e non sempre giustificabile.
Non dimentichiamo inoltre che il salmone è un alimento ricco di proteine ad Alto Valore Biologico, ovvero con un pool di amminoacidi essenziali piuttosto buono e in notevoli quantità; questo aspetto è particolarmente gradito dagli sportivi e dai culturisti.
Per quanto riguarda i sali minerali, la carne di salmone è discretamente ricca di ferro, potassio e fosforo, mentre per quel che concerne le vitamine, sono abbondanti la pro vitamina A (Astaxantina), la vitamina D (Colecalciferolo), la vitamina PP (Niacina) e la vitamina B1 (Tiamina).
Per i soggetti privi di complicazioni, il salmone è sempre ben pertinente nella dieta e in qualunque forma, mentre per le donne gravide è necessario che venga cotto per scongiurare ulteriormente il rischio di contaminazioni microbiologiche.

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Carla T. Fit. + pesistica
AFFONDI
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Fitness

Allenamento femminile

Affondi

Gli affondi

Principali muscoli attivati, tecnica di esecuzione e benefici di questo esercizio.

PREMESSA:

PER GLI UOMINI: Gli affondi creano in tutto il corpo un ambiente anaerobico, che consente di trarre il massimo anche dagli altri esercizi migliorando il livello di forza fisica generale. Inoltre, coinvolgendo molti muscoli e richiedendo molta energia stimolano il rilascio di elevate quantità di ormoni anabolici come il testosterone e l’ormone della crescita .

PER LE DONNE: Gli esercizi con i pesi liberi, per quanto pesanti essi siano, non vi faranno mai diventare una culturista. E’ fisiologicamente impossibile a meno che non si inneschino modificazioni ormonali tramite la sottoposizione a pratiche dopanti. Al contrario, gli effetti positivi ottenibili dall’allenamento con i pesi sono numerosi. Prima di tutto otterrete una figura più snella e tonica in quanto il muscolo è molto meno voluminoso del grasso; aumenterete il vostro metabolismo basale, cioè brucerete più calorie anche quando dormite o siete al lavoro, aumenterete il vostro trofismo osseo con una conseguente azione preventiva sull’eventuale comparsa di osteoporosi . Nel caso di sovrappeso, obesità o cellulite è consigliabile lavorare con carichi inferiori ed aumentare il numero di ripetizioni (oltre le 12 per serie)

L’AFFONDO TECNICA DI ESECUZIONE

affondi esecuzioniImpugna due manubri, uno per mano ed esegui un passo in avanti con il piede destro. Ora concentrati sulla tua gamba sinistra, piegala verso il basso fino a formare un angolo retto. Fermati qualche centimetro prima di toccare il pavimento con il ginocchio. Ricorda: la gamba da piegare è la sinistra, la gamba destra si flette di conseguenza non il contrario. Ora ritorna nella posizione iniziale spingendo con il piede anteriore, cioè il destro. Ripeti l’esercizio più volte (6-15).

N.B: PER COINVOLGERE MAGGIORMENTE I GLUTEI CONCENTRA LA SPINTA SUL TALLONE DEL PIEDE ANTERIORE E TIENI IL BUSTO LEGGERMENTE INCLINATO ALL’INDIETRO. E’ MOLTO IMPORTANTE CHE DURANTE IL MOVIMENTO IL GINOCCHIO DEL PIEDE ANTERIORE NON SUPERI L’ALLUCE.

Respirazione: inspirare nella fase di flessione, espirare nella fase di ritorno.

Video affondi:

articolo Affondi
articolo Affondi balzati
articolo Affondi laterali
LO SQUAT BULGARO

Questo esercizio fa lavorare principalmente il quadricipite ma coinvolge anche i glutei ed i tendini del ginocchio.

Appoggia il tuo piede destro su una panca di altezza normale o su di uno sgabello. Porta in avanti il piede destro fino ad arrivare ad una posizione che consenta al ginocchio di rimanere in linea con l’alluce durante tutto l’arco del movimento.

Abbassa il corpo piegando la gamba anteriore. Ricorda: la gamba da piegare è la destra, la gamba sinistra si flette di conseguenza non il contrario. Spingi verso l’alto con la gamba anteriore senza estenderla completamente. In questa posizione mantieni la contrazione per un secondo, poi ripeti l’esercizio. Riposati un minuto e cambia gamba

Respirazione: inspirare nella fase di flessione, espirare nella fase di ritorno.

affondiaffondi

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Ultima modifica dell’articolo: 17/06/2016

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Fabio, Sport Masseur
Anatomia: LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE
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Anatomia: LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE; Struttura, fisiologia, ruolo e funzione dei legamenti. Il legamento crociato anteriore: cos’è, a cosa serve, fisiologia del legamento crociato anteriore.

 

Anatomia: LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE

 

Anatomia: LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE

 

I legamenti hanno un ruolo fondamentale nel funzionamento del sistema articolare.Macroscopicamente i legamenti sono organizzati in codoni o fasci di fibre con diametro, orientamento spaziale ed inserzione ossea diversi gli uni dagli altri.Microscopicamente i legamenti sono costituiti da cellule (fibroblasti, fibrociti), fibre collagene ed elastiche, GAG, enzimi, glicopreine e, per il 70%, da acqua.

I fibroblasti presiedono alla sintesi della matrice extracellulare, quindi delle fibre collagene ed elastiche e dei proteoglicani. Nei legamenti i fibrociti hanno l’asse maggiore orientato parallelamente ai fasci della matrice extracellulare e sono più numerosi che nei tendini; l’acqua, trattenuta dei proteoglicani, assicura resistenza alla compressione ed alla disidratazione al legamento.

Il movimento articolare determina un aumento del carico sul legamento con iniziale distensione della componente non fibrillare a cui segue la distensione di un numero sempre crescente di fibre con finale massima tensione di tutte le fibre; l’interruzione dello stress determina il ritorno allo stato iniziale.

Si ha un comportamento simile ad un ammortizzatore: si osserva una conformazione ondulata della matrice extracellulare diversa da legamento a legamento per il significato funzionale differente tra le articolazioni. Il legamento se sottoposto a sollecitazioni ripetitive e progressivamente crescenti si rinforza, ossia aumenta la resistenza alla rottura. In seguito ad immobilizzazione i legamenti divengono meno resistenti alle sollecitazioni meccaniche a tutti i livelli.

I legamenti assicurano con la loro presenza il mantenimento di una pressione endoarticolare ideale per la lubrificazione della cartilagine jalina delle epifisi da parte del liquido sinoviale.

Legamento crociato anteriore

Il LCA è un legamento robusto, intrarticolare rivestito dalla membrana sinoviale. Origina dall’eminenza intercondiloidea della tibia e si estende verso l’alto e indietro fino alla parte posteriore della faccia mediale del condilo femorale laterale. Misura in media 3,3 cm ed è più lungo del legamento crociato posteriore.

È costituito da 2 fasci: quello postero-laterale più sottile e quello antero-mediale più lungo nel suo tragitto orizzontale. Questi fasci hanno una tensione diversa, in funzione del grado di flessione del ginocchio, ma sono entrambi in tensione massima in prossimità dell’estensione. Il LCA èinnervato dal nervo sciatico popliteo interno (ramo del nervo tibiale).

La resitenza del legamento non è costante: in particolare si riduce con l’aumentare dell’età ed aumenta con l’incremento della velocità di mobilizzazione e con l’esercizio.

Il LCA deve assolvere contemporaneamente a diversi compiti:

  • È la guida meccanica del movimento articolare (si oppone all’iperestensione del ginocchio e alla scivolamento anteriore del piatto tibiale)
  • Rappresenta un sistema di informazioni propriocettive per la corretta integrazione delle contrazioni muscolari e per la sensazione di posizione dell’arto nello spazio
  • È una valida difesa meccanica nei confronti delle varie sollecitazioni a cui è sottoposto il ginocchio

http://www.warmfit.com/it_IT/groups/anatomia-official-group/forum/

 

Anatomia: LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE Anatomia: LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE Anatomia: LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE Anatomia: LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE Anatomia: LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE Anatomia: LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE Anatomia: LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE Anatomia: LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE Anatomia: LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE Anatomia: LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE Anatomia: LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE Anatomia: LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE Anatomia: LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE Anatomia: LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE Anatomia: LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE 

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Fabio, Sport Masseur
Curiosità: Scoprire il numero di una chiamata anonima
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Curiosità: scoprire il numero di una chiamata anonima  ;  E’ possibile risalire alla persona che ci fa una chiamata anonima e ci disturba continuamente? E’ una delle domande che ricevo molto spesso via e-mail. Le chiamate anonime sono così definite perché, per l’appunto, non è mostrato il numero di chi ci chiama.
Scoprire il numero di una chiamata anonima non è impossibile, anzi. Grazie ad alcuni servizi disponibili gratuitamente in Rete è diventato piuttosto semplice, ma bisogna fare degli opportuni distinguo.

 

 

Curiosità: scoprire il numero di una chiamata anonima

 

Se le chiamate anonime sono utilizzate per disturbarci in maniera insistente o addirittura minacciarci, il mio consiglio è quello di andare a fare subito una denuncia alle autorità competenti (magari dopo aver registrato le conversazioni e aver appuntato l’orario in cui sono state ricevute), mentre per i casi isolati, quelli non troppo seri, è possibile affidarsi ai servizi a cui facevo prima riferimento.

Whooming è un servizio italiano che permette di svelare il numero di chi chiama con l’anonimo. Funziona sia per le utenze di linea fissa sia per i cellulari con la tecnica dell’inoltro di chiamata: in sostanza la telefonata viene dirottata verso il numero di Whooming, che ne identifica l’autore.

Si può utilizzare gratuitamente ma, in questo caso, i numeri di chi effettua le telefonate anonime viene mostrato solo 24 ore dopo l’avvenuta chiamata. Se si vogliono risultati istantanei occorre acquistare una ricarica online dal valore di almeno 10 euro.

Se sei interessato, puoi attivare Whooming sul tuo cellulare o sul tuo telefono di casa semplicemente collegandoti alla pagina iniziale del servizio e creando un account: clicca sul pulsante Registrati e compila il modulo che compare in basso se vuoi iscriverti con il tuo indirizzo email oppure pigia sul bottone di Facebook e autenticati tramite il tuo profilo social.

Ad operazione completata, apri la tua casella di posta elettronica, trova il messaggio di conferma dell’iscrizione a Whooming (potrebbe essere anche nella cartella dello spam, occhio) e clicca sul pulsante Accedi al profilo.

A questo punto, clicca sulla voce Accedi , esegui l’accesso a Whooming usando la password che ti è stata recapitata via email e segui la procedura di configurazione guidata che ti viene proposta.

Ci vorrà poco per configurare il tutto, d’altronde non devi far altro che fornire il tuo numero di cellulare, indicare la nazione di appartenenza del tuo operatore telefonico, il suo nome e accettare le condizioni d’utilizzo del servizio.

Dopo aver fornito tutte le informazioni richieste, devi attivare la deviazione delle chiamate verso il numero di Whooming sul tuo telefono e verificare che tutto funzioni a dovere chiamandoti dal tuo stesso numero o telefonandoti da un’altra linea e rifiutando la chiamata.

Per attivare la deviazione delle chiamate devi digitare i seguenti codici e avviare la chiamata per confermare.

  • **67*0694802015# su cellulari Tim, Vodafone e Wind.
  • **67*0694802015*11# su cellulari 3 Italia.
  • *22*0694802015# su rete fissa.

Curiosità: scoprire il numero di una chiamata anonima

Dopo aver configurato Whooming sul tuo telefono, potrai scoprire il numero di una chiamata anonima semplicemente rifiutando la telefonata e collegandoti al sito Internet del servizio, nella sezione Elenco chiamate, oppure scaricando l’applicazione di Whooming per Android.

Fra i servizi a pagamento di Whooming ci sono anche Parla con lo stalker che svela in tempo reale il numero di chi chiama con l’anonimo senza che il mittente della telefonata si accorga di nulla e Registra la chiamata con lo stalker che registra le conversazioni permettendo di scaricarle sul computer.

Quest’ultima funzione può tornare utile nei casi seri, quelli in cui si subiscono minacce o attività di stalking telefonico. Come ti dicevo prima, però, nelle situazioni più delicate è bene rivolgersi alle autorità.

A tal proposito, ti ricordo che solitamente chi ci minaccia in modo pesante è una persona che conosciamo, a noi molto vicina o che comunque lo è stata in un tempo non tanto lontano. Difficilmente uno sconosciuto inizia a disturbarci di sana pianta via telefono. Se sospettiamo di alcune persone, quando facciamo la denuncia, indichiamoli chiaramente: può agevolare il lavoro delle autorità.

di

 

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Juin
30
Carla T. Fit. + pesistica
Alimentazione e salute: Acqua con poco sodio
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.Alimentazione e salute: Acqua con poco sodio; Il problema relativo all’eccessivo consumo di acqua è noto come Iponatremia che in sostanza comporta una riduzione della concentrazione di sodio nel sangue. Il quadro non è affatto piacevole; esso comporta una serie di sintomi come emicrania, stato di confusione, malessere generale, nausea, crampi, in casi estremi può arrivare al coma con sviluppo di edema polmonare acuto e morte (“W. D.McArdle, F.I Katch, V.L. Katch “Fisiologia applicata allo sport” Ed. Ambrosiana).
Il Sodio non è così “infame” come molti vogliono farci credere, solo perché magari pubblicizzano acqua con basse concentrazioni di questo minerale. (la TV ne è piena di questa nefandezze).

Alimentazione e salute: Acqua con poco sodio

Alimentazione e salute: Acqua con poco sodio

Esso è fondamentale per molte funzioni del corpo umano. Di certo in persone ipertese un eccesso può essere dannoso: Ma sicuramente la questione non è riferita a quei 50-100mg / litro  contenuti nelle acque e poi non dimentichiamo che l’ipertensione è una questione patologica quindi di stretta competenza medica!

Alimentazione e salute: Acqua con poco sodio. Alimentazione e salute: Acqua con poco sodio. Alimentazione e salute: Acqua con poco sodio. Alimentazione e salute: Acqua con poco sodio. Alimentazione e salute: Acqua con poco sodio. Alimentazione e salute: Acqua con poco sodio. Alimentazione e salute: Acqua con poco sodio. Alimentazione e salute: Acqua con poco sodio. Alimentazione e salute: Acqua con poco sodio. Alimentazione e salute: Acqua con poco sodio. Alimentazione e sal

E’ comico … incoerente

La questione comica è la seguente: si cerca di non bere ad esempio acqua che contenga 100 mg/l di sodio per non ingerire quantità eccessive del minerale. Per mettere insieme un grammo di sodio (1g) ci vorrebbero 10 litri di acqua!!! Se non fosse chiaro 10 litri di acqua!!! Mangiando 100g di bresaola, che è forse tra gli alimenti preferiti perché poco grasso e molto proteico, si assumono circa 1.5 g di sodio, l’equivalente di circa 15 litri di acqua!

E poi ci preoccupiamo delle acque che contengono 100mg di sodio per litro? Quando poi la dieta tipica di un amante del fitness comprende anche fesa di tacchino, bresaola, carne in scatola, prosciutto rigorosamente sgrassato o altri alimenti magri, ma comunque “salati” e insaccati, poveri di grassi ma ricchi di sodio; è semplicemente RIDICOLO!!!
I numeri parlano chiaro! Si potrebbero aprire altre discussioni sulle caratteristiche dell’acqua come il residuo fisso e il contenuto di calcio. Infatti sempre per gli sportivi bere un’acqua che contenga un discreto residuo, come quelle bicarbonate calciche (meglio se poco gassate), può tornare utile per ripristinare i minerali persi con l’attività .

 
Un’acqua caratterizzata da un contenuto di calcio elevato può tornare utile a persone in menopausa o per coloro che hanno un’osteoporosi importante. Ripeto ancora una volta che nel caso di condizioni patologiche è sempre meglio farsi da parte e lasciare decidere al medico. Giusto per avere un’informazione in merito è comunque importante estendere le proprie conoscenze anche al campo salutistico.

Toernando al sodio, il falso mito dannoso.

 

Tornando al temerario SODIO dallo sguardo cattivo, che ci guarda dalle bottiglie confezionate da 1 euro al litro, è bene accoglierlo con meno aggressività e farci la pace una volta per tutte.
Il consiglio più diffuso e con criterio è proprio quello di consumare adeguate quantità di frutta e verdura fresche, che danno grandi apporti di potassio che può contrastare in parte l’eccesso di sodio assunto con gli alimenti “moderni”. Di sicuro il problema non si risolve scegliendo acqua a bassissimo contenuto di questo minerale. Forse i manager delle grande aziende produttrici di acqua con poco sodio saranno amareggiati da questo, ma visto che le loro acque hanno poco sodio bevendole potranno addolcirsi perché non rimane il salato in bocca…

 
L’acqua è l’elemento più prezioso che abbiamo. In Africa ci sono bambini che non hanno a disposizione neanche un litro al giorno per bere. Né tanto meno per lavarsi. E noi qui ci preoccupiamo di quel mezzo grammo di sodio che contiene l’acqua del rubinetto? Leggete qualche libro in più e magari potrete anche risparmiare qualche soldo.
E a questo punto ci sarebbe da arringare ironicamente: Evviva il sodio !

Alla faccia di tutti i maniaci e ai dirigenti delle grande aziende di acqua povera di Sodio !

http://www.warmfit.com/it_IT/groups/sport-official-page/forum/

Alimentazione e salute: Acqua con poco sodio. Alimentazione e salute: Acqua con poco sodio. Alimentazione e salute: Acqua con poco sodio. Alimentazione e salute: Acqua con poco sodio. Alimentazione e salute: Acqua con poco sodio. Al

Mai
7
Carla T. Fit. + pesistica
Si può svolgere attività fisica durante il ciclo mestruale?
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Si può svolgere attività fisica durante il ciclo mestruale? È credenza diffusa nelle donne che durante il ciclo mestruale non si possa praticare sport. In realtà questa affermazione è totalmente falsa. Sebbene la sintomatologia mestruale sia molto soggettiva lefunzioni globali del fisico sono esattamente uguali ad una condizione normale.

Tra le donne si possono distinguere due fasce distinte tra loro: quella che ignora completamente l’eventuale ciclo e pratica attività come se nulla fosse e l’altra, più passiva, che indossa pigiama e ciabatte e si rintana sotto calde e accomodanti coperte.

È possibile fare sport durante il ciclo mestruale. Problemi possono sorgere qualora l’attività fisica comporti una riduzione importante della massa grassa: danza, ginnastica artistica, prove di resistenza richiedono uno sforzo maggiore e in caso di mestruazioni, associate a stress psicofisico e magrezza (solitamente per praticare questi sport c’è bisogno di un fisico molto asciutto) il fisico potrebbe non essere capace di rispondere a tale richiesta di forza e concentrazione. In questi casi, specialmente per le attività agonistiche, è sì possibile praticarle tenendo bene presente che l’organismo non è al 100%.

Diverso è il caso quando ci si trova di fronte a problemi come irregolarità mestruale, oligomenorrea o amenorrea: a queste condizioni è sconsigliabile praticare attività fisica. Inoltre quando sono presenti forti dolori addominali e cefalea è meglio concedersi un breve periodo di riposo.

Vi sono però molti casi di donne che continuano il loro allenamento settimanale anche durante quei giorni. Se il fisico reagisce bene allo stato mestruale, basterà bere molta acqua o integratori e di ridurre leggermente l’attività aerobica almeno per i primi giorni del ciclo. In questo modo la perdita ematica non diverrà problematica e in pochissimo tempo si potrà tornare ai normali livelli di sforzo programmati. Un’altra buona alternativa potrebbe consistere nel fare allenamenti più soft, con movimenti meno rapidi ed altrettanto efficaci per tonificare i muscoli.

Per chi ancora non sa bene come comportarsi durante il ciclo mestruale consigliamo di fare dei piccoli tentativi e vedere come reagisce il proprio fisico, le proprie sensazioni sono sempre il milgior monito che vi deve far scegliere le vostre azioni. In alternativa consultate un medico.

Si può svolgere attività fisica durante il ciclo mestruale?

Tratto da : http://benessere.unita.it/si-puo-svolgere-attivita-fisica-durante-il-ciclo-mestruale/2135

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Mai
6
Fabio, Sport Masseur
Hamer; Crollo dell’autostima con conflitto del profugo
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Crollo dell’autostima con conflitto del profugo;

Testimonianza: Crollo dell’autostima con conflitto del profugo.

Testimonianza di un ragazzo di 19 anni gravemente handicappato

02.01.2009

Nostro figlio Bastian aveva vissuto per 12 anni in un collegio a Marburg. All’età di 18 anni era arrivato il momento di cambiare ed andare ad abitare in una comunità per adulti.

Egli non riesce a parlare e solo i sintomi lasciano intendere che cosa succede nella sua psiche.

Grazie alla Nuova Medicina Germanica ci è stato possibile interpretare il suo percorso.

A causa del cambiamento da Marburg a Wuerzburg aveva subito un grave crollo dell’autostima con delle osteolisi.

La zona esatta non si poteva stabilire poiché non è in grado di indicare dove sente dolore. I valori del sangue erano precipitati con l’emoglobina a 5,0. Sapevamo della pseudoanemia nella quale i valori del sangue dopo la soluzione del conflitto impiegano qualche mese per tornare normali.

Vivendo però in una comunità si effettuavano controlli di routine.

Secondo la medicina ufficiale era ammalato gravemente e venne ricoverato immediatamente in ospedale.

Il ragazzo non aveva nessun disturbo, l’appetito era buono e le mani erano calde, perciò era già in fase vagotonica.

Egli non comprese niente.

Ricoverato da solo in ospedale (a nostra insaputa richiesto dalla casa dove era alloggiato) subì immediatamente un massiccio conflitto del profugo con forti edemi. Il ragazzo normalmente esile (19 anni e 38 kg) il giorno dopo il ricovero aveva un viso come un pallone.

Forse a causa del suo handicap, dovuto ad un danno da vaccino, l’edema non era equamente distribuito in tutto il corpo ed aveva una guancia gonfia. Secondo la medicina tradizionale ciò era dovuto ad un’infiammazione.

Si aggiunse un altro guaio a seguito di una flebo di  glucosio che si depositò ulteriormente nel corpo.

Contro la nostra volontà gli vennero somministrati antibiotici per 5 giorni con la flebo.

Arrivò anche un dentista per esaminarlo. Sospettava un’infiammazione nella mandibola. Si meravigliò che il ragazzo aveva una dentatura impeccabile e che non aveva mai avuto bisogno di cure.

Sono stati eseguiti tutti gli esami e le nostre proteste non sono valse a nulla. Quando si ha un bambino handicappato è sempre come fosse minorenne, non si hanno dei diritti da genitori.

Grazie alla nostra costante presenza, con pernottamento in ospedale, la sua paura scomparve e con essa tutti gli edemi nell’arco di 2 giorni!

Adesso lo riabbiamo ancora sano. Grazie a dei preparati di ferro il valore dell’emoglobina è salito gradualmente.

Oggi il valore è normale.

Con l’applicazione della Nuova Medicina Germanica questa sofferenza sarebbe stata risparmiata a nostro figlio.

A.B.H.

 

Annotazioni:

La frase introduttiva del padre: “Solo grazie ai sintomi si può intuire cosa succede nella sua psiche”, mi ha profondamente  toccato.  In  parte  per  l’evidente forte handicap del figlio in parte  per l’impotenza contro questo sistema superstizioso e tirannico che deruba i genitori dei loro figli.

Cosa serve poter interpretare il linguaggio degli organi con il sapere della Germanica se non ci è permesso di applicarla?

Siamo costretti ad assistere come i nostri figli vengano  maltrattati e castrati davanti ai nostri occhi.

Derubando noi genitori della nostra possibilità di assistenza ai nostri figli ci derubano della nostra esistenza futura.

Vedi anche:

SBS: Cancro osseo

SBS: La sindrome

Crollo dell’autostima con conflitto del profugo Crollo dell’autostima con conflitto del profugo Crollo dell’autostima con conflitto del profugo Crollo dell’autostima con conflitto del profugo Crollo dell’autostima con conflitto del profugo Crollo dell’autostima con conflitto del profugo Crollo dell’autostima con conflitto del profugo Crollo dell’autostima con conflitto del profugo Crollo dell’autostima con conflitto del profugo Crollo dell’autostima con conflitto del profugo Crollo dell’autostima con conflitto del profugo Crollo dell’autostima con conflitto del profugo Crollo dell’autostima con conflitto del profugo Crollo dell’autostima con conflitto del profugo Crollo dell’autostima con conflitto del profugo Crollo dell’autostima con conflitto del profugo  Crollo dell’autostima con conflitto del profugo Crollo dell’autostima con conflitto del profugo Crollo dell’autostima con conflitto del profugo Crollo dell’autostima con conflitto del profugo  Crollo dell’autostima con conflitto del profugo Crollo dell’autostima con conflitto del profugo Crollo dell’autostima con conflitto del profugo

Crollo dell'autostima con conflitto del profugo

 

 

 

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Mai
5
Fabio, Sport Masseur
Le 5 Leggi Biologiche in breve
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Le 5 Leggi Biologiche in breve …

Le 5 Leggi Biologiche in breve

La Nuova Medicina Germanica (come si chiama adesso), che ho scoperto nel 1981, è una scienza severa che contiene solo 5 leggi biologiche della natura (e nessuna ipotesi), con le quali si può riprodurre in modo severamente scientifico ogni caso clinico.

La Nuova Medicina Germanica Biologica descrive esattamente il contesto medico biologico dell’organismo vivente come unità di psiche, cervello e organo.

Tutti i processi da psiche e organo sono connessi al cervello dove vengono coordinati.

Il cervello è per così dire il computer del nostro organismo, la psiche diventa il programmatore, corpo e psiche diventano l’organo esecutore del computer sia nella programmazione ottimale sia nella programmazione disturbata.

Questo naturalmente è valido anche per le cosiddette malattie, perché queste fanno parte di un programma Speciale Biologico Sensato della natura (SBS) che normalmente è bifasico.

Le 5 Leggi Biologiche in breve, contiene 5 leggi della natura, non ipotesi, con le quali si può riprodurre in modo severamente scientifico ogni caso clinico

La 1° Legge della Natura

La legge ferrea del cancro: i 3 criteri:

1° Criterio

Ogni programma speciale biologico sensato (SBS) nasce con una DHS (sindrome di Dirk Hamer), cioè con un singolo evento scioccante, conflittuale, che da la sensazione di isolamento psichico, molto grave, altamente acuto/drammatico, contemporaneamente sui tre livelli:
1. nella psiche
2. nel cervello
3. nell’organo

La DHS è uno shock conflittuale, vissuto con sensazione di isolamento, grave, altamente acuto/drammatico che coglie l’individuo “sul piede sbagliato”, ma contemporaneamente è una possibilità, un’occasione della natura di eliminare l’inconveniente che permette di superare la situazione improvvisamente sopraggiunta. Perché è in questo momento che si innesca un programma speciale, praticamente in sincronia nella psiche, nel cervello e nell’organo ed è constatabile in ognuno di essi, visibile e misurabile! E’ anche sempre un esperienza fulminante conflittuale e non invece un colpo del destino ne un evento che la persona colpita può in qualche modo cambiare.

Esattamente dalla DHS il paziente si trova sotto stress permanente: questo significa che ha mani e piedi freddi, continua a pensare giorno e notte al suo conflitto e tenta di risolverlo. Non riesce più a dormire di notte, e se ci riesce, solo nella prima metà della notte e solo per mezz’ora alla volta. Non ha più appetito, perde peso.

Questa è la fase del conflitto attivo.

In conclusione, al contrario dei conflitti normali e dei problemi, vediamo che nei conflitti biologici il paziente finisce in stress permanente e manifesta sintomi ben definiti che non si possono non vedere.

Questo stato cambia di nuovo quando il paziente ha risolto il conflitto.

Allora avviene una sedazione. La psiche deve riprendersi. Il paziente si sente spossato e stanco, ma è sollevato moralmente, ha buon appetito, il corpo è caldo, spesso c’è febbre, spesso mal di testa. Dorme di nuovo bene di solito però dalle tre del mattino in poi.

Questa è la fase di soluzione del conflitto.

2° Criterio

Il conflitto biologico determina all’istante della DHS sia la localizazione della SBS nel cervello, il cosiddetto Focolaio di Hamer, sia la localizzazione sull’organo come cancro o oncoequivalente.

Questo shock inaspettato lascia delle tracce nel cervello che possiamo fotografare con la TAC cerebrale. Un tale relè si chiama Focolaio di Hamer (FH).

Alla fine della fase di guarigione, la cosiddetta glia, viene depositata come tessuto connettivo cerebrale innocuo per riparare il Focolaio di Hamer.

All’inizio della guarigione il focolaio di Hamer è una cicatrice innocua di una cosiddetta malattia pregressa con deposizione di glia, i cosiddetti anelli di glia, che purtroppo vengono ancora erroneamente interpretati come tumori cerebrali e infelicemente asportati, per la sofferenza dei pazienti.

3° Criterio

Il percorso dalla SBS su tutti e tre i livelli, dalla DHS alla soluzione del conflitto e crisi epilettica/epilettoide al culmine della fase di guarigione e ritorno alla normalità, è sincrono!

La 2° Legge della Natura

La legge della Bifasicità di tutte i programmi speciali biologici sensati della natura se si arriva alla soluzione del conflitto.

Questa legge della natura capovolge profondamente tutto il nostro presunto sapere poiché tutte le malattie della medicina intera si evolvono in questa bifasicità. Nella nostra ignoranza dei contesti abbiamo descritto nei libri di medicina alcune centinaia di “malattie fredde” e altrettante centinaia di “malattie calde”. Le malattie fredde erano quelle nelle quali i pazienti avevano la cute fredda, le estremità fredde, si trovavano in stress permanente, perdevano peso, avevano problemi del sonno (difficoltà ad addormentarsi o risvegli frequenti). Le “malattie calde” dove i pazienti mostravano le estremità calde bollenti, quasi sempre avevano febbre, avevano buon appetito, ma grande stanchezza.

Nella Nuova Medicina Germanica viene considerato un grosso errore non aver chiesto la lateralità del paziente, cioè se è destrimane o mancino, poichè la coordinazione dei conflitti con i focolai di Hamer e i tumori o le necrosi dell’organo è di grandissima importanza, in quanto non decide solamente l’evoluzione del conflitto o del cervello, ma anche quale “malattia” o SBS subisce un paziente nei vari conflitti.

Le 5 Leggi Biologiche in breve, contiene 5 leggi della natura, non ipotesi, con le quali si può riprodurre in modo severamente scientifico ogni caso clinico

La 3° Legge della Natura

Il sistema condizionato ontogeneticamente dei programmi speciali biologici sensati del cancro e degli oncoequivalenti.

La 3° Legge della Natura della Nuova Medicina Germanica riordina tutte le cosiddette malattie secondo l’appartenenza ai vari foglietti embrionali.Collocando tutti questi vari tumori, gonfiori, ulcere secondo la storia evolutiva, rispetto ai diversi foglietti embrionali, si può constatare, che le “malattie” con appartenenza allo stesso foglietto embrionale dimostrano anche altre caratteristiche e peculiarità comuni (nel foglietto embrionale medio c’è ulteriormente da differenziare tra la parte diretta dal cervelletto e quella diretta dalla sostanza bianca cerebrale del mesoderma).

Ad ognuno di questi foglietti embrionali appartiene, secondo la storia evolutiva:

· una parte specifica del cervello

· un tipo specifico di contenuto conflittuale

· una localizzazione specifica nel cervello

· un’istologia ben precisa

· microbi specifici imparentati con il foglietto embrionale

e inoltre ogni cosiddetta malattia o SBS ha un senso biologico da comprendere secondo la sua storia evolutiva.

Le 5 Leggi Biologiche in breve, contiene 5 leggi della natura, non ipotesi, con le quali si può riprodurre in modo severamente scientifico ogni caso clinico

La 4° legge biologica della natura

Il sistema ontogeneticamente determinato dei microbi.

Il momento, dal quale possono iniziare a “lavorare” i microbi, non dipende, come avevamo presupposto erroneamente fino ad ora da fattori esterni, ma viene ordinato esclusivamente dal nostro computer cervello.

I microbi non sono nostri nemici ma ci aiutano, loro lavorano su nostro comando, su comando del nostro organismo, diretto dal nostro cervello, perché ad ogni gruppo di organi appartenente ad un foglietto embrionale appartengono specifici microbi tipici di quel foglietto embrionale.

Secondo la legge della bifasicità di tutte le malattie, nella soluzione del conflitto tutti i microbi “lavorano” – senza eccezione – esclusivamente nella seconda fase, la fase di guarigione, iniziando con la soluzione del conflitto e finendo con la fase di guarigione.

La 5° legge biologica della natura.

La legge sulla comprensione di ogni cosiddetta malattia come parte di un programma speciale biologico sensato della natura alla luce della storia dell’evoluzione

Le 5 Leggi Biologiche in breve, contiene 5 leggi della natura, non ipotesi, con le quali si può riprodurre in modo severamente scientifico ogni caso clinico

La quintessenza.

La 5° legge della natura è la vera quintessenza, perché ribalta l’intera medicina. Quando si guardano i singoli foglietti embrionali separatamente si può constatare che esiste evidentemente un senso biologico, che le cosiddette malattie non sono errori insensati della natura da combattere, ma che ogni malattia è un processo sensato. Da quando non intendiamo più le presunte malattie come “malignità”, guasti della natura o punizioni divine, ma come parti o singole fasi dei nostri programmi speciali biologici sensati della natura, da allora il senso biologico contenuto in ogni SBS acquista naturalmente un significato decisivo.

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Mai
4
Fabio, Sport Masseur
GOLFE: OS HÁBITOS ALIMENTARES DOS JOGADORES SÉNIORES
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GOLFE: OS HÁBITOS ALIMENTARES DOS JOGADORES SÉNIORES; INTRODUÇÃO O objectivo deste estudo é apresentar o contexto que justifica a ligação das performances dos jogadores de golfe com os seus hábitos alimentares. A alimentação influencia inequivocamente a saúde e o desempenho desportivo dos jogadores. Uma ingestão nutricional adequada contribui para optimizar a composição corporal e reservas energéticas em função do desporto. A ausência de estudos nesta área, despoletou o interesse da investigação, de forma a contribuir cientificamente para um aplanar de conhecimentos e uma abertura para a intervenção da abordagem por outras áreas científicas tais como a nutrição. O interesse do tema, surgiu da vivência com os jogadores de golfe e da modalidade em si, que embora sendo um tema importante no nosso estudo, poderá ser apenas um indicador da performance. METODOLOGIA Este estudo exploratório configurou- -se a partir da caracterização dos hábitos alimentares dos jogadores de golfe com idades iguais ou superiores a 50 anos, bem como em observações e medições directas dos campos e jogadores. Os jogadores foram avaliados momentos antes da competição e as seguintes variáveis determinadas: peso, estatura, envergadura, quatro pregas cutâneas (bicipital, tricipital, subescapular, supraespinal), conforme a metodologia proposta. Foram também mensurados os valores da bio impedância e aplicados cardiofrequenciométros durante a volta.

GOLFE: OS HÁBITOS ALIMENTARES DOS JOGADORES SÉNIORES

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Golf

No que concerne à constituição da amostra dos jogadores, esta foi do tipo aleatória por aglomerados e, por ser estrategicamente plausível, representativa e viável, optamos por uma população 160 de jogadores, de idade média de 58 anos, em 45 campos de golfe. Os critérios que estiveram subjacentes à selecção dos jogadores para objecto do estudo foram: – serem jogadores com idade igual ou superior a 50 anos. – serem sócios da Federação Portuguesa de Golfe e praticantes regulares de golfe. – terem Handicap homologado pelo respectivo clube. Procedimentos Estatísticos Variáveis descritivas e tabelas de frequência; Testes de independência do Qui – Quadrado; Ró de Spearman e R de Pearson – Medir o grau de dependência das variáveis; t de Student e Anova – Comparação de médias em cada nível de variável; Análise Factorial – Resumo de informação contida num conjunto mais lato de variáveis. RESULTADOS A alimentação pode influenciar positiva ou negativamente o rendimento de um jogador, devendo ser orientada de modo a melhorar a capacidade desportiva e uma boa saúde a longo prazo. Uma selecção adequada dos alimentos, quanto à quantidade, composição e momento de ingestão, influencia a saúde e performance dos jogadores (ADA et al., 2000; Maughan & Burke, 2000). A alimentação dos jogadores de golfe, deverá ser individualizada e adaptada a cada situação, proporcionando a satisfa- ção das necessidades energéticas e fisiológicas, através de um adequado fornecimento em calorias, hidratos de carbono, gorduras, proteínas, água, minerais e vitaminas e, por outro lado, um correcto enquadramento destes alimentos em: ração de treino, ração de competição e ração de recuperação. O gasto energético com o exercício depende da natureza, duração, intensidade e frequência deste, e das características do jogador (peso e composição corporal, altura, sexo e idade) (ADA et al., 2000). Uma correcta nutrição promove melhores adaptações ao estimulo do treino, diminui o risco de lesão ou de doença, uma vez que ao manter a função imunológica, colabora na obtenção e manuten- ção de um peso e composição corporais adequados, preservando as massas ósseas e musculares, modulando a disponibilidade dos substratos energéticos, contribuindo também para melhoria significativa da recuperação após o exercício (ADA et al., 2000). Analisando os dados que nos são dados a interpretar, deparamos que não diferem da normalidade, uma vez que 76,4% dos jogadores consideraram um factor determinante uma correcta alimentação. Assim e, considerando que um jogador deverá fazer 5-6 refeições diárias: pequeno-almoço, meio da manhã, almoço, lanche, jantar e eventualmente ceia, os nossos dados encontram similitudes, pois para 47,2% o número de refeições está distribuído pelas três principais, sendo a refeição fundamental o pequeno-almoço para 75,9%, situando-se para 43,5% dos jogadores entre as 7 e as 8 horas, em dias de treinos ou torneios. A alimentação condiciona o rendimento desportivo, para 84,9% dos jogadores.

 

A nível de consumo de lacticínios, podemos considerar dentro dos padrões normais, uma vez que os jogadores que não os consomem de uma forma, os ingere de outra. Assim, apenas 13,9% dos jogadores não tem hábito de ingerir leite e 25,8% não ingere iogurtes e apenas 3,8% não inclui nos seus hábitos alimentares o consumo de queijo. É factor de preocupação para 77,9% dos jogadores a selec- ção de meio gordo aquando da sua aquisição. Os jogadores, preferem as suas refeições confeccionadas de modo à obtenção de uma fácil digestão (cozidos e grelhados), promovendo o bom aproveitamento dos seus nutrientes, com pouca gordura (azeite), e que não provoque flatulência, evitando assim o feijão seco, o grão de bico, as favas e a batata. Fora das refeições, o consumo de bebidas alcoólicas é reduzido sendo a água a bebida de excelência para 87,3% dos jogadores, sendo que 91,7% dos jogadores considera fundamental uma correcta hidratação ao longo do dia, tendo de novo a primazia de 95,5%, para saciar a sede.

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A água é a bebida preferida por 48,4% dos jogadores, sendo o vinho o eleito de 34,6% dos jogadores. As bebidas alcoólicas, são consumidas com moderação ± 250 ml de vinho/2 cervejas. As bebidas brancas, são consumidas por vezes com o café, por 46,2% dos jogadores, porém 34,6% nunca as ingerem. Dois cafés são a quantidade ingerida por 30,2% dos jogadores e três cafés por 27%. A ingestão de uma bebida com cafeína em quantidade equivalente às perdas hídricas permite repor apenas 54% destas e aumentar a excreção de sódio e potássio (Gonzalez-Alonso et al., 1992). A sopa, é o alimento essencial e preferido por 77,4% dos jogadores e, 47,2% afirmam ingerir na maioria das refeições, carne e peixe, na sua dieta semanal. A carne é a preferida por 30,8% dos jogadores, sendo porém para 41,5% dos jogadores incluída tantas vezes carne como peixe nas refei-ções. Na confecção 48,4% dos joga-dores prefere os alimentos grelha-dos e 44% cozidos. O azeite é a gordura escolhida para 90,5% dos jogadores, para a confecção dos alimentos: – Nos grelhados de novo o azeite é o escolhido por 50,6% dos jogadores optando 21,8% pelo sumo de limão e manteiga. – Nas saladas, o tempero tradicional (azeite e vinagre) é utilizado por 63,5% dos jogadores e somente 34% utiliza azeite e limão, de referir que 45,6% dos jogadores ingerem a todas as refeições sala-das ou legumes, e 45% na maioria das refeições. A moderação do consumo do sal começa a ser notório, assim 82,5% dos jogadores não coloca sal após a confecção dos alimentos. A ingestão de fibras é fundamental para 82,4% dos jogadores. As leguminosas são consumidas frequentemente por 48,3% dos jogadores e 48,8% inclui por vezes na sua dieta mediterrânica. O arroz é ingerido na maioria das refeições por 41% dos jogadores. Apenas 1,2% dos jogadores ingerem massas alimentícias a todas as refeições, e os alimentos integrais, estão incluídos nos hábitos alimentares de 61% dos jogadores.

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O pão é excluído dos hábitos alimentares de 21,5% dos jogadores, sendo banido o pão com manteiga por 74,4% dos jogadores às refeições. Relativamente há existência de alimentos que procuram não ingerir antes da competição 88,3% dos jogadores, não apresenta qualquer impedimento alimentar no período pré competitivo. Antes da competição, um pequeno bife com pouco arroz e salada é a escolha de 58,5% dos jogadores, massa com bife 30,4%, e, um bom bife com pouco arroz e salada para 11,1% dos jogadores. Para 50,9% dos jogadores dá preferência à fruta relativamente ao doce, e 34,9% escolhe sempre fruta como sobremesa. Apenas 2,9% dos jogadores ingerem guloseimas diariamente fora das refeições. Entre a última refeição e a competição 94% dos jogadores não ingere alimentos. Durante a competição, nos tempos mortos, os abastecimentos são realizados por 78,9% dos jogadores. A toma do abastecimento, acontece sempre para 67,5% dos jogadores a qual, é executada a meio da competição por 85,7% dos jogadores, por 4,5% no final e apenas 1,3% não realiza qualquer toma. É inquestionável o beneficio da ingestão nutricional durante o exercício físico na melhoria da performance e/ou redução do stress dos sistemas cardiovascular, nervoso e muscular (Casa et al., 2000). Não há uma composição e taxa de ingestão ideais, uma vez que dependerá do stress fisiológico imposto, sendo este em função do exercício, das características do jogador, condi- ções climatéricas e do campo. A última refeição antes da competição deverá ser uma refeição hipo calórico. A refeição deverá ser ingerida no mínimo 3 horas e o máximo 4 horas antes da competição. Se o clima está quente, 86,6% dos jogadores procura beber mais líquidos. A ingestão voluntária de fluídos repõe apenas 30 a 70% das perdas hídricas (Hubbard et al., 1984), devendo assim os jogadores basear a sua hidratação em regras e não no seu impulso fisiológico de beber. Um jogador deve iniciar o exercício devidamente hidratados, particularmente quando é inevitável uma desidratação significativa, pelo que se recomenda a ingestão de 400- -600mL de fluídos antes do seu início (Shirreffs et al., 2004). Durante a competição os jogadores apresentam a necessidade de ingerir bebidas açucaradas, isotónicas e energéticas, com o objectivo de evitar hipoglicémias e proceder à reparação das perdas do organismo provocadas pelo esforço. A presença de concentrações adequadas de sódio numa bebida melhora o seu sabor e estimula a sede, sendo este facto benéfico para a promoção da ingestão voluntária (Wemple et al., 1997). A concentração de sódio habitualmente perdida pela transpiração (20- -80mmol/L) é superior à habitualmente encontrada nas bebidas desportivas (10-25mmol/L), devendo os jogadores ingerir um volume de fluido equivalente a 150% do peso perdido (Shirreffs et al., 2004). Uma boa hidratação não só é fundamental para o rendimento do jogador, mas também para prevenção de lesões desportivas. A quantidade de água a ingerir depende do trabalho muscular (tipo de campo, percurso a pé/buggy), temperatura, humidade e altitude, sendo considerado ideal 1,5L como bebida e 1,5L incorporada nos alimentos (sopa). Durante o exercício, os jogadores são encorajados a ingerir a máxima quantidade de fluidos que tolerem sem desconforto gástrico ate igualarem as perdas hídricas, tendo o cuidado de não as ultrapassarem para não aumentar o peso corporal (Coyle, 2004). O consumo de alimentos ou refeições ligeiramente salgadas com água, pode ser ainda mais eficiente para uma correcta rehidratação que a ingestão de bebidas desportivas, água ou ambas (Ray et al., 1998). Após a competição 43% ingere bebidas alcoólicas na refeição e 37%, exclui-as da mesma. Embora uma alimentação equilibrada deva fornecer as quantidades necessárias dos nutrientes básicos, os suplementos podem por vezes ser aconselhados, constatando-se que 82,2% de jogadores não toma medicamentos vitamínicos, apesar da suplementação pós-exercício de glícidos (1g/kg), diminuir a proteó- lise, tornando o balanço proteico mais positivo às 24h (Roy et al., 1997). Por atrasar a sensação de fadiga central e servirem como substracto energético, a suplementação com aminoácidos, apresentou resultados inconsistentes em humanos (Blomstrand et al., 1991). A toma produtos farmacêutica para melhorar o rendimento físico é realizada por 4,8% dos jogadores. A média do gasto energético numa volta de golfe situa-se entre 622 e 960 Kcal para os 18 buracos, dependendo do traçado do percurso (Magnusson, 1999), estando o valor do nosso estudo, dentro destes valores, uma vez que apresenta uma média de 821 Kcal. Os jogadores no nosso estudo indicam um valor de 104.5 b.p.m, o que nos permite concluir, que o traçado dos campos de golfe portugueses, reú- nem as características recomendáveis para a prática da modalidade.

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CONCLUSÃO A qualidade dos alimentos, é determinada pelos seus ingredientes químicos, uma vez que são necessários compostos e elementos específicos, para uma nutrição das células individuais. São pelo menos 45 compostos químicos e elementos encontrados nos alimentos sendo considerados essenciais para as células humanas, apesar de os mesmos não serem sintetizados pelo organismo, devendo como tal estarem presentes na dieta evitando assim a doença ou a morte provocada pela sua ausência. Os glícidos são um nutriente primordial para os jogadores, devendo estar presente em quantidades significativas na sua dieta alimentar (5-12g/kg/d). A nível proteico, os jogadores não necessitam de aumentar o seu consumo nos dias de competição, uma vez que os seus hábitos alimentares já superam as recomendações (1,2 a 1,4/7 g/kg/d). Relativamente aos lípidos, devem apresentar uma contribuição de cerca 20 a 25% da energia ingerida. Através de uma alimentação equilibrada, os jogadores ingerem as quantidades necessárias para assegurar as exigências energéticas de vitaminas e minerais. A suplementação não é considerada como factor preponderante não tendo justificação como factor ergogénico. A alimentação no dia da competição deve apresentar especificidades nutricionais, nomeadamente a nível de glícidos e fluidos visando beneficiar o desempenho e a recuperação dos jogadores. A ingestão nutricional durante o exercício físico promove a melhoria da performance uma vez que reduz o stress dos sistemas cardiovascular, muscular e nervoso. A alimentação dos jogadores, deve assim ter características nutricionais especificas, de acordo com o quadro competitivo, torneio, fase de competição, clima, momento de ingestão, entre outros, uma vez que a prioridade do jogador deverá ser a optimização da sua compo-sição corporal e reservas de substractos energéticos e não de um garantir de balanço energético. A superfície corporal e a actividade física de um indivíduo, determinam as suas necessidades calóricas reais, considerando que a massa magra corporal, a taxa metabólica em repouso e a actividade física, diminuem com o aumento da idade pelo que os jogadores seniores deverão reduzir a ingestão calórica, para compensar estas altera- ções, tendo em atenção que as necessidades dos nutrientes essenciais não diminuem com a idade. As necessidades calóricas, devem suprir a quantidade de energia necessária para a manutenção das funções fisiológicas do organismo, metabolismo em repouso e as consumidas através da actividade física. (Baker, 1983). Assim as doses diárias recomendadas de ingestão calórica, sugerem uma redução de 10% em indivíduos a partir dos 50 anos. (Schlienger et al, 1995).

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Mai
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Fabio, Sport Masseur
O METODO MEZIERES OU A REVOLUCEO NA GINASTICA ORTOPEDICA
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O METODO MEZIERES OU A REVOLUCEO NA GINASTICA ORTOPEDICA;   INTRODUÇÃO Em termos ditos ‘músculo-esqueléticos’, pode considerar-se que o conhecimento dos métodos de fisioterapia que consubstanciam teorética e pragmaticamente a “intervenção postural” constitui uma base de sapiência fundamental para a boa prestação do profissional de “educação física” e o profissional de saúde especializado. Dentro das abordagens de natureza fisioterapêutica, diversos métodos de tratamento podem ser utilizados, sendo que os mesmos podem ser divididos em duas grandes categorias: tratamentos analíticos (centrados fundamentalmente nos sintomas do doente e realizados sobretudo a nível local) e tratamentos holísticos (centrados na causa dos sintomas do doente e realizados a nível global). Os tratamentos holísticos aparecem substanciados na forma de métodos mais ou menos globais que tendem a ver a pessoa como um todo inextricável. No contexto do presente artigo, são considerados tratamentos ditos holísticos todos aqueles que centram a sua acção num ponto de análise da estrutura corporal do sujeito, vista como um todo. Falamos, nomeadamente, na postura corporal e, portanto, nos métodos de intervenção postural (e mais precisamente de Reeducação postural). Neste contexto, surgem as dificuldades de definição operacional do conceito de Postura e de Reeducação Postural que tentaremos ultrapassar num primeiro momento do texto. Compreenderemos muito precisamente que o conceito de Reeducação Postural adoptado no documento deriva de todos os métodos que se iniciaram com a revolução introduzida por Françoise Mézières (1909-1991), portanto, métodos de origem e ambiente francófono (que iremos caracterizar pormenorizadamente à frente no artigo), cuja história remonta à segunda metade do século XX. Estes métodos serão designados por mézièristas, sendo que têm em comum o facto de se basearem todos naquela que podemos denominar de teoria das Cadeias musculares. Uma explanação dos conceitos iniciará o percurso teorético a que se cinge o artigo. De seguida, iremos analisar resumidamente aquilo que entendemos por métodos clássicos de intervenção postural, sendo que só depois de desenvolvermos estes pré-requisitos teóricos é que iremos percorrer todo um percurso histórico relativo ao método Mézières e outros de natureza “mézièrista”. No fim do nosso texto, iremos expor o conjunto das conclusões devidas, relacionadas com o percurso teó- rico coadjuvado, sendo de sublinhar o agrupado de “implicações” que o campo teorético e pragmático dos métodos de intervenção “mé- zièrista” possui sobre a prática desportiva em geral.

Explanando os conceitos básicos

 

Diversos investigadores têm dado luz a múltiplos métodos de “intervenção postural” sem que uma definição conceptual de “postura” tenha sido aprioristicamente relevada; daí que muitas das confusões metodológicas e pragmáticas dos vários métodos de “correcção postural” nunca tenham sido adequadamente resolvidas. Por exemplo, tanto no método Pilates quanto no Stretching fala-se de “postura”, mas em ambos os métodos realizam-se conjuntos de metodologias físicas dissemelhantes, sendo que uma se centra mais na força do centro do corpo e a outra se centra mais na flexibilidade. Iremos tentar ordenar todos estes diversos campos semânticos e idiomáticos. Comecemos pela caracterização do termo “postura”. Este possui um significado original de “posição, atitude ou hábitos posturais”1 . Por “postura” podemos entender, em termos práticos, “a posição optimizada, mantida com característica automática e expontânea, de um organismo em perfeita harmonia com a força gravitacional e predisposto a passar do estado de repouso ao estado de movimento”; funcionalmente, pode ser considerada como “o conjunto de relações existentes entre o organismo como um todo, as várias partes do corpo e o ambiente que o cerca”; substancialmente, porém, vai de acordo com “um complexo sistema de muitos moldes, no qual intervém, além do carácter biomecânico, um conjunto de variáveis”. Enquanto “posição corpórea”, “postura” pode referir-se tanto à posi- ção relativa a um tempo determinado, tendo como exemplo o conjunto das curvaturas vertebrais funcionais, como à posição relativa a uma estrutura determinada, admitindo agora como exemplo o conjunto estruturado (ou, como veremos mais tarde, virtualmente estruturado) das curvaturas vertebrais (ditas anatómicas). Efectivamente, quando falamos de “postura” podemos estar a referir- -nos a um “fenómeno” consubstanciado por diferentes perspectivas/ /dimensões e níveis. Tribastone1 refere-se a planos, comparando os mecanismos de controlo postural com os mecanismos de controlo do movimento (a postura pode ser, inclusive, definida como um conjunto incomensurável de múltiplos e microscópicos movimentos – definindo-se esta como uma perspectiva ‘dinâmica’ da postura). Temos, portanto, o plano anatómico, relativo à organização racional da actividade perceptivo-motora, alcançada a partir de movimentos, e com a normalização do conjunto das cadeias cinéticas, actuando na reequilibração das tensões miofasciais e das cadeias articulares; o plano neuromotor, relativo às sensações proprioceptivas e às variáveis aferentes de controlo postural; e o plano psicomotor, relativo à organização do esquema corporal, alcançada a partir da percepção consciente e do conhecimento do próprio corpo, das suas modalidades de funcionamento e da sua organização espacio-temporal. No respeitante aos mecanismos de regulação da postura, estamos a entrar num terreno essencialmente “neurológico” que é composto por um conjunto de quatro níveis1 : 1) centros superiores, que compreendem o cérebro, o cerebelo e o tronco cerebral; a esses chegam as informações provenientes principalmente dos fusos neuromusculares, dos mecano-receptores articulares, dos órgãos tendinosos de Golgi, e também da retina, da pele e do vestíbulo; 2) interneurónios, motoneurónios alfa e gama, contidos na espinal medula; 3) músculo e todos os factores que influenciam a resposta contráctil (referimo-nos principalmente a músculos posturais, ou seja, músculos de controlo essencialmente inconsciente); e 4) fusos neuromusculares, órgãos tendinosos de Golgi, vestíbulo e receptores sensoriais Diferentes métodos de “intervenção postural” agem sobre uma ou mais partes dos referidos níveis de controlo postural. Daí que um processo de “reeducação postural” nunca possa limitar-se só à dimensão neurológica ou só à dimensão muscular per si. Por outro lado, os diferentes níveis de controlo postural, pelo facto de estarem intimamente relacionados, influenciam- -se mutuamente, sendo de esperar que a intervenção num nível acarrete mudanças na totalidade dos níveis de controlo. Por exemplo, o paradigma de Bricot2 refere-se sobretudo ao nível neurológico, sendo que a sua intervenção (postural) acarreta modificações a nível proprioceptivo, regendo-se esta pela administração de palmilhas de reprogramação postural, pela modulação do receptor ocular e/ou pela intervenção ao nível do receptor dento-oclusal. Apesar de um tanto ultrapassado, o modelo de Bricot constitui ainda plataforma obrigatória do estudo da posturologia (esta entendida num sentido lato). Neste artigo, iremos reger-nos sempre pelo seguinte conjunto de dimensões posturais: neurológica (já referida), funcional e estrutural. A relação entre as dimensões funcional e estrutural da “postura” pode ser considerada como complexa, sendo que, para o paradigma das “cadeias musculares” não há algo referente a verdadeira estrutura, pois esta é, virtualmente, modificável pelos diversos métodos de reeducação postural. Neste artigo, iremos tratar de diferentes maneiras os conceitos de “ginástica correctiva postural” e de “reeducação postural”. A história da primeira é bastante mais longa do que a história da segunda. A primeira rege-se sobretudo pela dimensão funcional da “postura”,  enquanto que a segunda “mexe” supostamente com as estruturas. A primeira, em conjunto com a dimensão neurológica de “postura”, passa por diferentes métodos de “ginástica”, desde o método clássico sueco de Per Henrik Ling (1766- -1839), centrado em princípios tradicionais de movimento e alongamento céleres, até ao moderno método Pilates, centrado nos contemporâneos estudos referentes à estabilidade lombo-pélvica3 , passando pela cinesiterapia vertebral, pela “ginástica respiratória”1 , por diferentes abordagens físicas de tratamento da escoliose (consultar Tribastone1 ), a psicomotricidade4 e o relaxamento5 . A segunda rege- -se pela aquela que designamos de “teoria das cadeias musculares”, a qual é desenvolvida iniciaticamente pelo paradigma mézièrista. Importa aqui referir que para muitos profissionais de saúde o método Pilates constitui um verdadeiro método de “reeducação postural”. Não o consideramos neste artigo, pois, não obstante o conjunto inexprimível dos resultados na dor lombar obtidos com o treino de estabilidade dinâmica do tronco (para mais pormenores, consultar Richardson et al3 ), o método Pilates não ultrapassa as dimensões neurológica e funcional mais efémeras de “postura”. Somente os métodos que designamos como “reeducação postural”, centrados na “metodologia das cadeias musculares” influenciam certos aspectos mais “permanentes” da postura, aqueles relativos à “estrutura” ou morfologia. Tentemos, agora, definir o conceito de postura “normal”. Para Bricot2 , a postura normal significa a ausência de forças contrárias e a presença de relações harmoniosas entre as diferentes componentes esqueléticas. O resultado será a inexistência de dor. Já que pretendemos referenciar o paradigma Mézières, vamos referir o que é a postura perfeita para o método com o mesmo nome. A Madame Mézières costumava referir-se às formas das obras de arte renascentista enquanto “formas de dimensões perfeitas”. O trabalho em Mézières constitui um esforço de retorno à “morfologia perfeita”, conhecida como a bela forma. As proporções da bela forma correspondem ao número de ouro (em relação a √5 +/- 1/2) para o qual todos deveríamos tender. A “bela forma” de Mézières caracteriza-se por: vendo de face, as clavículas, os ombros, os mamilos, os espaços braquiotorácicos devem ser simétricos e estar ao mesmo nível; os contornos laterais do tórax devem ser rectilíneos e divergir desde as cristas ilíacas até à prega da axila; de costas, a nuca deve ser longa e cheia, os ombros, as ancas e as omoplatas devem ser simé- tricas e não devem apresentar qualquer relevo, o feixe inferior do trapézio deve aparecer (numa pessoa não obesa) até à décima segunda vértebra dorsal; em posi- ção de flexão do tronco à frente, com a cabeça pendente, a coluna dorsal deve apresentar-se na linha das cabeças do astrágalo e não recuar para trás dos calcanhares (recurvatum), e a coluna deve ser visível naquele que muitos denominam de “sinal da roda da bicicleta”; de perfil, a ponta do mamilo deve ser o ponto mais avançado, abaixo do qual o contorno anterior do tó- rax e do abdómen deve ser rectilíneo até ao púbis, o contorno das costas deve ser visível, o braço separa o 1/3 posterior do tórax dos 2/3 anteriores. Todas as alterações relativas à postura dita “correcta” correspondem a paramorfismos, se as alterações são temporárias e reversíveis, e a dismorfismos, se as alterações se consideram fundamentalmente irreversíveis1 (claro que esta classificação não preenche os quesitos conceptuais do método Mézières, já que para o mesmo a linha teórica que separa as tais “dismorfias” dos referidos “paramorfismos” é assaz espúria). Para Bricot2 , mais de 90% dos indivíduos apresentam um desequilíbrio postural. Para o autor, os desequilíbrios posturais comportam planos: o plano de alinhamento escapular e das nádegas, com aumento das curvaturas; o plano escapular posterior; o plano escapular anterior com dorso plano; e os planos alinhados com diminuição das curvaturas. É de reter também a classificação postural de Kendall, dentro das quais são paradigmáticas as kyphosis- -lordosis posture, sway back posture e flat back posture. A avaliação postural pode ser meramente observacional, mas pode também fazer uso de instrumentos e metodologias complexas1 . A mais utilizada pelos clínicos é indubitavelmente sustida pela observação naturalística em real time. É a partir dessa observação, e não esquecendo nunca a “imagem”, algo quimérica, fornecida pela bela forma, que o terapeuta mézièrista irá conduzir a sua acção, sempre com vista à aquisição da morfologia “perfeita”. Sem desprimor das definições apresentadas, diria que tanto as classificações existentes de ‘postura’ como as enunciações definidoras da sua “normalidade” vs. “anormalidade” caem no erro de considerar a “postura” como um arquétipo concreto, objectivo e bem definido. A meu ver, a “postura” está para o corpo como a “personalidade” está para a mente. Assim como é difícil definir a normalidade/anormalidade do funcionamento personalístico, segundo um ponto de vista psicologista, também é difícil definir os critérios de normalidade da “postura corporal”. A “postura” é, tal como a personalidade, essencialmente uma idiossincrasia, um “corpus” definidor de um conjunto intrincado de factores psiconeurológicos, psico-emocionais, músculo- -esqueléticos e neuromusculares, variáveis, muitas vezes radicalmente, de sujeito para sujeito. Portanto, a tentativa de classificar a postura “normal” vs. “anormal” é, apesar de útil no ponto de vista nosológico, dispensável segundo o ponto de vista dinâmico e “morfoanalítico”. O método Mézières e a revolução na ginástica ortopédica A compreensão dos princípios do método Mézières implica o entendimento da postura sobretudo como o resultado funcional do equilíbrio “estático” entre as cadeias musculares. Mas o que são as cadeias musculares? E de que maneira as mesmas contribuem para desenhar a forma do corpo, para moldar a sua estrutura? Vamos tentar responder a estas questões no contexto da explicação da história do método Mézières. A história do método em questão releva de determinados acontecimentos e observações que são do bom conhecimento do terapeuta mézièrista. A própria Mézières (figura 1) conta na sua obra “L’homéopathie fran- çaise”6 (traduzindo): “Quando numa magnífica manhã de primavera de 1947, nós vimos entrar no nosso consultório uma paciente apresentando uma soberba ‘cifose’, nós estávamos bem longe de pressentir que a nossa profissão e o destino de toda uma legião de doenças iam ser mudadas. Tratava-se de um sujeito longilíneo, muito alto e magro. Um colete de couro e ferro não havia conseguido parar, como esperado, a progressão da doença”6 . Nesta época, a ginástica postural clássica era realizada com base nas leis fisiológicas que aceiram o papel do fortalecimento muscular. E foi esse mesmo tipo de trabalho que foi feito inicialmente com a doente. Mézières refere: “Nós tentámos, naturalmente, os exercícios de ‘endireitamento’ e o trabalho dos músculos dorsais com vista a fortalecer os extensores do tronco, mas a rigidez era tal que nada era possível realizar. Deitando, então, a nossa doente, no chão, em decú- bito dorsal, nós realizámos a flexão dos ombros e vimos, para nosso espanto, produzir-se uma enorme lordose lombar. Para não acrescentar um mal à cifose já presente, nós realizámos a báscula posterior da bacia e, para nosso novo espanto, vimos a hiperlordose lombar esquivar-se e deslocar-se para a nuca”6 (figura 2). Depois de repetida várias vezes a experiência, Mézières e os colegas acabaram por admitir uma verdade que viria a ser anunciada como uma nova lei: que “todo o encurtamento parcial da musculatura posterior leva a um encurtamento de todo o conjunto desta musculatura”, o que corresponde à noção de cadeia muscular, onde “toda a modificação de comprimento no sentido do alongamento ou no sentido do encurtamento de parte da musculatura tem repercussão sobre todo o conjunto”. Françoise Mézières acrescenta: “Tanto que como o alongamento da musculatura lombar se traduzia pelo encurtamento da curvatura cervical, a lei é que o alongamento de um qualquer músculo posterior leva ao encurtamento do conjunto de toda a musculatura posterior”6 . É o que costumamos chamar de compensação. “Então, para esta paciente, nenhum músculo posterior era demasiadamente fraco ou longo, nem mesmo os da região cifosada; pelo contrá- rio, todos estavam curtos, rígidos e fortes demais. O sujeito não era de forma alguma esmagado pela acção da gravidade (noção clássica), mas sim achatado pela sua própria for- ça, a dos seus músculos dorsais. Era preciso, ao invés de fortalecer esta musculatura, descontraí-la, alongando de uma ponta à outra da coluna vertebral, como se se tratasse de uma lordose”6 . Actualmente sabemos que a “cadeia posterior”, identificada pela primeira vez por meio das observações de Mézières, inclui um comportamento dinâmico, o qual integra um conjunto muito avultado de estruturas musculares, como o diafragma e, até mesmo, a musculatura anterior. Esse comportamento dinâmico integra um conjunto de inúmeras compensações, geradas por mecanismos protectores, sendo que estes são devidos ao denominado reflexo anti-álgico à priori. Veremos, igualmente, mais à frente que a noção de “cadeia muscular” (e também dos seus constituintes) diferenciou-se um tanto com a prossecução teorética dos diversos métodos de linha “mézièrista”. Entrámos, efectivamente, num conjunto de noções variadas que inicialmente Mézières não dominava completamente. A fisioterapeuta resumia, efectivamente, as suas observações em duas partes: (1) a musculatura posterior comporta- -se como um só músculo e (2) ela é sempre forte de mais, curta de mais, potente de mais. E, para os proponentes de Mézières, o princí- pio preliminar de que todas as deformações têm origem num encurtamento da musculatura posterior manteve-se incólume até à data. Deve, também, ser acrescentado que a própria Françoise Mézières terá cedo percebido que existia uma sinergia importante entre a musculatura posterior e o diafragma e os músculos rotadores internos dos membros (cadeia muscular ântero- -interna). Assim sendo, a desmontagem dos princípios far-se-ia na forma de um “tripé de intervenção”, com vista à harmonização muscular na forma da morfologia perfeita ou bela forma: deslordose, expiração e desrotação (figura 3 e figura 4). Da observação iniciática de Méziè- res6 do paciente cifótico, referida atrás (conhecida como o “princípio.

de observação”), Mézières tira diversas conclusões (mantemos, agora, o original francês): (1) «Il n’est que des lordoses»: a cifose (e a escoliose) não é possível sem uma acentuação das lordoses e é vista como a sua consequência. A lordose constitui a origem de todas as deformações do ráquis e dos membros. Para além disso, ela ocorre em todos os movimentos de extensão e nos movimentos de grande amplitude dos membros. (2) «La lordose est mobile et coulisse sur le corps tel un anneau sur une tringle à rideau.» (3) «Les membres sont solidaires du tronc et le creux poplité constitue, en dehors du rachis, une troisième concavité postérieure liée aux lordoses rachidiennes.» (4) «Tout est compensation lordotique» (5) «La lordose s’accompagne toujours de la rotation interne des membres.» (6) «La morphologie thoracique est conditionnée par certains mouvements de la tête et des membres supérieurs.» (7) «La lordose coexiste toujours avec le blocage du diaphragme en inspiration.» As conclusões de Mézières levaram a que a autora enunciasse oficialmente um conjunto de seis leis na sua obra “Originalité de la Méthode Mézières” (1984) (7): PRIMEIRA LEI: «Les nombreux muscles postérieurs se comportent comme un seul et même muscle (Une chaîne musculaire se définira comme étant un ensemble de muscles polyarticulaires et de même direction, qui se succèdent en s’enjambant comme les tuiles d’u toit); SEGUNDA LEI: Les muscles des chaînes sont trop toniques et trop courts (il n’y a donc rien qu’il faille renforcer); TERCEIRA LEI: Toute action localisée, aussi bien élongation que raccourcissement, provoque instantanément le raccourcissement de l’ensemble  …

 

O METODO MEZIERES OU A REVOLUCEO NA GINASTICA ORTOPEDICA

 

…du système; QUARTA LEI: Toute opposition à ce raccourcissement provoque instantanément des latéroflé- xions et des rotations du rachis et des membres (lógica das compensações); QUINTA LEI: La rotation des membres due à l’hypertonie des chaînes s’effectue toujours en dedans; SEXTA LEI: Toute élongation, détorsion, douleur, tout effort implique instantanément le blocage respiratoire en inspiration. O esquema 1, apresentado seguidamente, representa o “anel Mé- zières”, o qual resume os princípios referidos anteriormente. Do esquema apresentado, podemos dizer que, para Mézières, todas as deformações ocorriam a partir de uma ou mais lordoses, sendo que esta(s) estaria(m) associada(s) à rotação dos membros (relacionada com o encurtamento do psoas e outros músculos sinergistas) e ao bloqueio diafragmático (associado ao encurtamento do diafragma e dos diversos músculos suspensores das vísceras, incluindo musculatura sinergista com inserção superior na coluna cervical). O tratamento segundo Mézières corresponderia precisamente a toda a acção de alongamento muscular global e prolongado com vista à deslordose, desrotação e desbloqueio diafragmático (os princípios fundamentais de trabalho de Mézières, assim como os princípios da “revolução na ginástica ortopédica” viriam a ser formulados iniciaticamente na sua obra “Révolution en Gymnastique Orthopédique”8 ). O tratamento mé- zièrista consiste precisamente num conjunto de posturas que possibilitam o tratamento iniciático de um “bloco superior” da “cadeia posterior” (constituído pela cabeça, coluna cervical, cintura escapular e membros superiores, e coluna dorsal até T7) e, logo de seguida, ao tratamento do “bloco inferior” da “cadeia posterior” (coluna de T7 até ao cóccix, cintura pélvica e membros inferiores) (figura 5). A cadeia muscular posterior era vista como a estrutura principal a trabalhar. O conceito de “cadeia muscular” não aparece inicialmente na obra de Mézières. As “cadeias musculares” vão sendo “formuladas” ao longo da obra da autora: a cadeia braquial, a grande cadeia posterior e a cadeia ântero-interna são postas em evidência por Méziè- res, enquanto que a cadeia anterior do pescoço é posta em evidência por Nisand (futuro criador da “Reconstrução Postural”) e aceite, mais tarde, por Mézières (ver figuras 6 e 7 com imagens clássicas, respectivamente das cadeias musculares posterior e anterior). A obra e método de trabalho de Mézières parte de um postulado patogénico: «La forme conditionne la fonction et la douleur est à envisager comme un signal d’alarme d’une déformation qui aurait atteint son seuil d’acceptabilité.» O princí- pio terapêutico da Globalidade é proposto bastante cedo pela autora e consistia no já referido “tripé de tratamento”. As posturas de alongamento deveriam ser realizadas com “alongamento global de todas as cadeias musculares envolvidas”, através de “contracção isométrica excêntrica”. Veremos, de seguida, que diversos foram os métodos desenvolvidos a partir do original de Mézières, sendo que tanto a noção de “cadeia muscular” como os princípios de tratamento sofreram grandes altera- ções, por parte de diversos autores.

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As técnicas ditas “mézièristas”

 

As técnicas ditas “mézièristas” constituem todas aquelas que advêm directa ou indirectamente do trabalho de Françoise Mézières. Mézières ensinou a sua arte desde os finais dos anos 50 até à sua morte em 1991. Perto do fim da sua vida, ela estimou o número de terapeutas com o seu curso como sendo de cerca de mil e quinhentos. Esta cifra é meramente aproximativa e não pode deixar de ser moderada pelo facto de os seus cursos não possuírem programa, avaliação de conhecimentos ou registo das presenças dos formandos. Ou seja, não eram necessárias muitas “condições” e/ou critérios para que um terapeuta fosse considerado “mézièrista”. A proliferação de escolas paralelas tornou-se inevitável, isto desde os anos 60. Em 1990, Mézières declarou: «Je m’indigne en voyant une multitude de kinésithérapeutes pré- tendre améliorer, voir enseigner ma méthode, alors qu’il y a fort peu de praticiens qui l’aient réellement assimilée»9 . O fenómeno da proliferação de escolas (e do método em si) amplificou-se consideravelmente após a publicação do livro de Thérèse Bertherat10 “Le corps a ses raisons” (1976), traduzido para português para o desapropriado título “Dê saúde ao seu corpo: a saúde pela antiginástica” (Europa- -América). A obra de Bertherat (ver fotografia em figura 8) era toda ela de “inspiração” mézièrista, sendo que incluía um capítulo inteiro dedicado ao método de Mézières. Foi esta mesma obra que permitiu a criação da fama relativa ao mé- todo, aliás um tipo de “(re)conhecimento” que a própria Mézières não pretendia. Depois da obra de Bertherat ter conhecido um sucesso mundial de vendas, Mézières recebeu o prémio da “Legião de Honra”, e passou a ser ouvida na rádio e vista na televisão. A sua fama aumentou de forma descontrolada, algo que a própria Mézières não pretendia. Tanto ela como os fisioterapeutas mézièristas pretendiam manter o método dentro das lides clínicas e académicas, sendo que não gostaram que o método passasse a fazer parte da “opinião pública” (aliás, ainda muitos terapeutas mantêm esta tendência para manter determinada “arte de intervenção” no “segredo dos Deuses”, dificultando, muitas vezes, a assunção de um conjunto muito avultado de vantagens relativamente ao conhecimento de “novos” campos de conhecimento e terapêutica). Quanto às obras de Bertherat, estas foram feitas para o grande público, possuindo o erro da simplificação abusiva. Porém, é de realçar a capacidade que Bertherat teve para explicar o método a todos os que não possuíam formação especializada. Para além disso, a autora teve, mais do que qualquer outro, a capacidade para compreender as verdadeiras implicações que o método Mézières possui para o mundo do desporto em geral. Em todas as suas obras, e principalmente em “Le repaire du tigre”13, Thérèse Bertherat conseguiu traduzir, com grande engenho, o conjunto dos erros e “deformações” que os métodos gímnicos modernos – e a maioria dos desportos de carácter assimétrico – alimentam. Aquilo que para Bertherat foi apelidado de “antiginástica”, e que, na actualidade, poderia ser apelidado de anti- -fitness, consiste precisamente no acalentar da ideia – contra-intuitiva mas científica – de que o treino de força muscular, apanágio das prá- ticas desportivas contemporâneas – poderá resultar num excesso mio- -fascial com consequências reumatológicas deletérias no longo prazo.

 

Regressando à questão da proliferação de escolas, o que aconteceu inicialmente, e fortemente após a publicação da obra de Bertherat10, é que, visto que o nome “Mézières” estava fortemente inflaccionado, todos os autores que introduziram ideias interessantes no método recusavam-se a abandonar a apelidação “Mézières”. Tudo isto levou a que Mézières7 acusasse os diversos autores de adulterarem o seu método e de utilizarem o seu nome como um viático.

Por volta dos anos 80, Françoise Mézières fez proteger o seu nome através do Institut National de la Propriété Industrielle, o que obrigou os autores referidos a utilizarem outras denominações para apelidarem os seus “métodos”. No final, alguns anos depois de Mé- zières ter registado o seu método, muitos outros métodos do tipo “mé- zièrista” surgiram: (a) vários métodos que se reclamam como sendo independentes do método Mézières, apesar da evidência demonstrar que são métodos dependentes de Mézières e pouco diferentes – teorética e pragmaticamente – do original. É o caso do método de Ph-E Souchard (um antigo assistente de Mézières, que, inclusive, ensinou e escreveu sobre o método), a Reeducação Postural Global (RPG); (b) as técnicas de antigos alunos de Mézières, ditas “método Mézières”, mas que, no fundo, apresentam diferenças significativas relativamente ao método original. É o caso dos métodos ensinados pela Association des mézièristes d’Europe, pela Association Mézièriste Internationale de Kinésithérapie (AMIK) ou pela Association des Mézièristes du Nord. O método ensinado por estas associações já não é completamente congruente com o método original, como é advogado pelas mesmas. É o resultado de uma – provavelmente lógica – evolução relativamente ao original; (c) técnicas que se reclamam como sendo de origem “mézièrista”, mas que não escondem o facto de apresentarem “evoluções” relativamente ao original – tanto no plano teórico como no plano prático – evoluções que justificam a mudança de apelidação do método. É o caso do método das “Cadeias musculares e articulares” de Godelieve Denys- -Struyf (uma importante retratista e escritora sobre o método Mézières), o método das “Cadeias musculares” de Leopold Busquet e a “Reconstrução Postural” de Nisand. Digam o que disserem certos autores, todas estas escolas de fisioterapia possuem um “tronco comum”, nomeadamente no método Mézières. Todas estas escolas podem, num sentido de “senso comum”, ser apelidadas de “Reeducação Postural”. Mas, devemos ter em atenção que o facto de existirem tantos outros métodos ligados à “reeducação da postura”, como o método de Ida Rolf (rolfing) e associados (ex. “Trilhos anatómicos” de Myers), a técnica de Alexander, diversos métodos de relaxamento (como o “relaxamento muscular progressivo” de Jacobson e a técnica de Gerda Alexander), o treino de alongamento/stretching analítico (desde os princípios mais básicos de Per Henrik Ling), métodos como o Yoga e o Pilates (para além de muitas outras “invenções de marketing” mais modernas e menos

 

holísticas), métodos mais ligados à dança, artes marciais (como o Tai- -chi) e à expressão corporal/psicodrama/psicomotricidade, assim como métodos clássicos de tratamento da escoliose (método Schroth, método de Rudolf Klapp, método do Instituto Ortopédico Pini, método em cifose, método do psoas, mé- todo Gimnasium, o estruturalismo psicomotor, a reeducação proprioceptiva neuromuscular, a ginástica proprioceptiva e as técnicas de desequilíbrio) e os métodos da linha de Bernard Bricot (estes últimos já citados no início deste artigo), levam-nos a apelidar os métodos do “nosso artigo” como métodos de Reeducação Postural do tipo mézièrista. Todos estes partilham de dados conceptuais e práticos comuns ao método de Françoise Mézières. Não se pretende, no entanto, deixar de realçar a importância de todos os métodos anteriormente citados. Muitos deles partem de princípios parecidos com certas “evoluções” relativas aos métodos mézièristas. Por exemplo, o rolfing trabalha o alongamento da massagem mio-fascial e é também esse o sentido do trabalho básico de Mézières, mas as metodologias práticas são completamente diferentes. A abordagem dos “Trilhos anatómicos” refere a existência de diversos “trilhos miofasciais”, estes muito parecidos com as “cadeias musculares” de Busquet. E podíamos também comparar os diversos métodos de tratamento “proprioceptivo” da escoliose com os princípios de tratamento segundo a Reconstrução Postural de Nisand. E todos estes princípios de “inibição tónica” fazem lembrar os princípios neurofisiológicos de métodos de fisioterapia de “reabilitação neurológica” como o conceito de Bobath.

E podíamos continuar eternamente a referir as parecenças entre os métodos, as quais podem, pelo menos em parte, ser explicadas pelas diferentes epistemis (M. Foucault) ou paradigmas (T. Kuhn) envolvidos numa lógica de similitude metodológica muitas vezes não assumida. Voltando aos métodos do tipo mé- zièrista, já falámos da “antiginástica” de Bertherat. Mais do que um método (de trabalho grupal), é sobretudo um conceito. Um conceito relacionado com as implicações – pouco percebidas – que os princí- pios mézièristas possuem para toda a “ginástica ortopédica”. Referimos também a Reeducação Postural Global de Ph-E Souchard. Este é provavelmente o método mais conhecido de todos. Muita coisa pode ser dita sobre o mesmo. E é claro que não é minha intenção constituir um resumo dos princí- pios do método; muito pela razão de que a maioria desses princípios, supostamente “descobertos” por Souchard, são princípios do método Mézières. Convido qualquer um a ler a obra de Souchard “Le champs clos – Bases de la Rééducation Posturale Globale”14 e a comparar os princípios do RPG com os princípios preliminares do método Méziè- res. É de lamentar que Souchard raramente refira a “mãe intelectual” do seu método, ainda mais porque o mesmo ensinou o método durante dez anos e escreveu sobre o mesmo. Não é criticável que Souchard tenha criado o seu próprio método. Ainda mais porque as suas posturas de trabalho (o seu método inclui oito posturas de alongamento) são claramente inovadoras. Portanto, apesar de as posturas do RPG não acrescentarem nada em termos metodológicos ao mé- todo Mézières, são bastante imaginativas, inovadoras e eficazes (ver posturas em figura 9). Em termos teoréticos, Souchard vai dar mais atenção à(s) cadeia(s) anterior(s) do que Mézières; por exemplo, se para Mézières não há cifose sem lordose, para Souchard a cifose poderá constituir-se como uma entidade autónoma relativamente à lordose, com cadeias anteriores envolvidas em independência da cadeia muscular posterior. Para Souchard, há dois grandes conjuntos de “retracções” globais: posterior e anterior. As posturas de trabalho variam segundo as alterações existentes. Se analisarmos bem essas “posturas” veremos que algumas são iguais às posturas de Méziè- res, mas esteticamente mais belas e “politicamente” mais correctas; por exemplo, na postura “sentada” é mantida a curvatura lombar neutra, enquanto que essa curvatura tende a ser “deslordosada” no método Mézières (ver exemplos nas figuras 10 a 15). Talvez Souchard tivesse em conta as novas linhas de estudos “funcionais” que privilegiam a “utilização da coluna neutra”. Aí, o autor talvez tivesse esquecido a máxima de Mézières “a saúde é o resultado da forma perfeita”, pois, segundo a filosofia dos métodos vigentes, a forma prevalece sobre a função. Para além do que fica dito, Souchard vai ter em conta a existência de cadeias musculares um pouco diferentes das do método original. Mas aí, ele não inova tanto quanto outros autores. Aliás, a maioria dos autores “neo- -mézièristas” (designação – nova – que me ocorre neste momento), vai possuir uma noção de “bloco” e de “cadeia muscular” muito diferente da original. Dissemos, anteriormente, que o tratamento segundo Mézières incluía primariamente o bloco superior da cadeia posterior e só depois o bloco inferior. Ora, tanto o método de Souchard como o método de Busquet tentam dar uma ênfase de maior globalidade aos tais “blocos”, trabalhando os dois “blocos” ao mesmo tempo, na medida do possível. Aliás, enquanto o tratamento segundo Mézières é feito num colchão, o tratamento segundo Souchard acaba por ser feito – individualmente – numa mesa própria, a qual permite colocar em tensão todas as cadeias musculares simultaneamente (principalmente quando utilizado o sistema de polias). Resta dizer que, sendo o método mais conhecido, é a obra de Souchard que tem permitido expor muitas bases da “teoria mézièrista” ou “teoria das cadeias musculares”. O autor publicou cerca de duas dezenas de obras, muitas delas com mais imagens que texto, e todas elas com uma certa tendência para ser recalcitrantes. Algumas são fundamentais, como a já citada “Le champs clos” e também a recente obra “Les scolioses – Traitement kinésithérapique et orthopédique”15. Outras advêm da necessidade de criar um método mais adaptado à realidade desportiva como o “Le stretching global actif”16 (o Stretching Global Activo constitui um método grupal baseado igualmente em posturas de alongamento e princípios ditos “mézièristas”; foi feito a pensar sobretudo nas necessidades dos desportistas). As suas obras foram traduzidas para o português do Brasil e podem ser encontradas nas livrarias especializadas. Em certos países, como o Brasil, o método de Souchard é considerado muitas vezes como original, sendo que é este que acaba por ser vítima de plágios e de tantos e tantos “formadores” a ensiná-lo. Neste mesmo país em particular, o ensino do método de Souchard atingiu proporções de merchandising avassaladoras.

 

Importa, ainda, dizer que a noção de “cadeia muscular” para Souchard acrescenta um pouco a Mézières, no sentido em que Souchard valoriza a diferenciação entre musculatura fásica (cadeias musculares dinâmicas) e musculatura tónica (cadeias musculares estáticas). E é o próprio Souchard que expõe em várias das suas obras os objectivos/ /princípios da Reeducação Postural (Global): (1º) “Só as posturas activas em alongamento podem devolver aos músculos hipertónicos, rígidos e dolorosos, a sua força, o seu comprimento e a sua flexibilidade”; (2º) “É necessário alongar os músculos da estática e os músculos suspensores, encurtando-se os músculos da dinâmica”; e (3º)

“Só as posturas de estiramento progressivo cada vez mais globais permitem alongar todos os músculos rígidos, assim como reencontrar a retracção de origem”. Françoise Mézières não valorizava tanto a questão do “fortalecimento dos músculos fásicos” (aliás, tanto ela quanto Bertherat argumentavam que a força da musculatura fásica/ /anterior fluiria após ter sido inibido o tónus da musculatura tónica/ /posterior). Sublinhemos, igualmente, os princí- pios de alongamento do Stretching Global Activo, os quais, segundo Souchard16, distinguem o alongamento global do alongamento analítico: (1) “Os músculos existem na forma de cadeias musculares, princípio que irá implicar que o alongamento realizado seja tão global quanto a natureza da cadeia a alongar”. (2) “Cada músculo tem diversas fisiologias, ou seja, cada músculo realiza diversas acções musculares, o que implica que seja necessário alongar um músculo em todas as suas acções simultaneamente”. (3) “O alongamento dos músculos obedece à mesma fórmula física que os materiais viscosos e elásticos, ou seja, a fluagem muscular (que é a capacidade de alongamento permanente de um músculo) está dependente do produto da força de alongamento pelo tempo de alongamento, divididos ao coeficiente de elasticidade”. Ora, visto que quanto maior a força mais doloroso é o alongamento, o alongamento deve depender portanto de um tempo mínimo, que é, no caso do alongamento global, muito superior ao que classicamente tem sido utilizado. Para além disso, como o aquecimento (seja na forma de exercício, seja na forma de calor local) aumenta o coeficiente de elasticidade, este fará com que o alongamento permanente seja menor, o que nos leva a afirmar que todo o alongamento deverá ser realizado a frio, antes da realização de qualquer exercício. (4) “Os nossos alongamentos serão sempre activos, ou seja, o alongamento em SGA deverá ser realizado por meio do trabalho activo e excêntrico da musculatura a alongar”. (5) “A respiração é fundamental”. Importa afirmar que o diafragma, em conjunto com outros músculos acessórios da inspiração, constitui uma cadeia muscular lordosante, sinérgica de todas as outras cadeias de músculos estáticos e posturais. Como tal, o alongamento só é globalmente possível se for acompanhado do relaxamento/alongamento do diafragma. Por isso, todos os alongamentos devem ser realizados em expiração máxima. Mais uma vez é notória a parecen- ça dos “princípios do SGA” com os princípios básicos de Mézières. Importa, contudo, dar ênfase à questão do “quando” do alongamento. Para os diversos métodos mézièristas – e não só o RPG/SGA – o alongamento deve ser tão global quanto possível. E deve ser feito “a frio”; ou seja, ao contrário de tudo o que vem sendo dito e redito pelos “académicos” da “educação física” e do “fitness”, o alongamento muscular deverá ser realizado antes do exercício e só nessa altura ele poderá ser verdadeiramente eficaz. A partir destes princí- pios, eu próprio tenho desmistificado a ideia de que o alongamento a frio é mais perigoso que o alongamento a quente, e que o mesmo deve ser feito de manhã e o mais global e progressivamente possível. Portanto, o alongamento deve ser a frio, global, mantido por longos períodos de tempo e levado progressivamente ao longo da amplitude articular.

 

Em matéria de métodos “neo-mé- zièristas”, é preciso entender que o método Mézières propriamente dito é, provavelmente, o mais passivo de todos. Todos os outros tendem para as posturas “activas”. Voltando à questão das “cadeias musculares”, importa referir que, se Souchard refere a existência de cadeias dinâmicas, então Busquet vai dizer que somente existe uma cadeia estática: a grande cadeia estática posterior. Todas as outras cadeias musculares são sobretudo de natureza dinâmica. A obra de Busquet é bastante prolixa. Inicialmente, a sua única obra traduzida para português, nomeadamente a “A pubalgia”17, constitui uma importante referência dentro da linha de Mézières. Mas é estranho que Busquet praticamente nem sequer refira o nome de Mézières em praticamente toda a sua obra17,18. De espantar está a linha de cadeias “neuromeníngeas” e “viscerais” em que Busquet vai colocar realce. A sua obra possui uma grandeza de conhecimento anatómico que qualquer outro mézièrista não possui. Num ponto de vista dos métodos “neo-mézièristas” é aquele que, segundo uma linha “orto-reumatológica” possui a maior completude. Neste ponto, é preciso referir que, se utilizássemos um critério de categorização dos métodos “neomézièristas” diferente do utilizado atrás, poderia dizer que há, sobretudo, métodos de linha mézièrista de natureza ortopédica (RPG e “Cadeias Musculares”), de natureza psicossomática (“Cadeias musculares e articulares” de Godelieve Denys-Struyf e “morfoanálise” de Peyrot) e métodos de natureza neurológica (“Reconstrução Postural”). Apresento, agora, esta nova categorização, pois os métodos de Godelieve Denys-Struyf19 e de Peyrot FIGURA10 E FIGURA11 Postura de Mézières (à esquerda) e a “correspondente” ‘rã no chão’ do RPG de Souchard (à direita). FIGURA12 E FIGURA13 Postura de Mézières e a “correspondente” ‘rã no ar’ do RPG de Souchard. FIGURA14 E FIGURA15 Postura de Mézières e a “correspondente” ‘rã sentada’ do RPG de Souchard. 32| 33| (impossível encontrar qualquer referência sobre este método) são de tal forma “diferentes” que só com muito esforço podemos considerá- -los como métodos da linha da postura e/ou da motricidade humana. Esses métodos dão importância ao ser humano na sua totalidade psíquica e somática, e relacionam, de forma ímpar, a postura com os estados psicológicos (e vice-versa). Por exemplo, Godelieve Denys-Struyf, grande retratista de posturas, delineou a existência de cinco tipos de posturas, as quais se refeririam a cinco tipos diferentes de personalidade. É dela a frase “a estrutura governa a função e submete o psiquismo”. A sua concepção de postura enquanto entidade psicossomática holística é fundamental à compreensão integral do ser humano. A sua “visão” releva de uma orientação mais psicologista do método Mézières; e leva-nos a entender até que ponto o conceito de Mézières (talvez seja mais correcto começar a utilizar este termo ao invés de “método Mézières”) é abrangente e tende para uma visão globalista do ser humano, visão – aliás, também posta em evidência por Thérèse Bertherat – mais pró- xima das abordagens psico-corporais e psicomotricistas do que da actividade desportiva tida no seu frio “fisicalismo” quase anti-humano. Em matéria de métodos neo-mé- zièristas, o mais desconhecido de todos é, indubitavelmente, a Reconstrução Postural20,28, o que é bastante injusto, pois este é simultaneamente o mais fiel e o mais evoluído dos métodos pós-Méziè- res. É, como já dissemos, o mais fiel dos métodos, pois é aquele que mais respeita as bases teoréticas do método original; é, também, o mais científico dos métodos, pois, estando ligado à Universidade Louis Pasteur – Strasbourg, é aquele que mais respeita os critérios de uma necessária cientificidade; é também o método com os princípios mais inteligentes, pois foi o único que – finalmente – compreendeu a “postura” enquanto entidade primacialmente neurológica. Ora, era preciso ter surgido este método em 1992 para finalmente percebermos – os poucos que sabem sequer da existência dele – que a postura não é talvez tanto o resultado de uma maior ou menor flexibilidade mio- -fascial; se calhar, a postura depende, mais do que da elasticidade dos músculos, do seu tónus (e jamais podemos esquecer que é através das variações de tónus que o sistema nervoso comunica com o sistema muscular). A Reconstrução Postural difere do método Mézières em diversos aspectos, nomeadamente: (a) Enquanto Mézières se referia à existência de três cadeias musculares posturais (a grande cadeia posterior, a cadeia ântero-interna – diafragma e psoas – e a cadeia braquial), Nisand acrescenta e descreve pormenorizadamente uma nova cadeia muscular – a cadeia anterior do pescoço. (b) Nisand propõe uma nova interpretação da lógica das compensações corporais, salientando a importância de um conjunto de respostas neurológicas aquando do movimento (respostas evocadas) e o contributo dos centros neurológicos centrais para o surgimento das deformidades. Assim sendo, o tratamento passa não só pelo alongamento global das cadeias musculares (Mé- zières), mas também pelo trabalho de consciencialização corporal com base na estimulação neuro-sensorial (ou seja, na modificação do padrão de excitabilidade muscular das cadeias posturais), de modo a que os alongamentos possuam um efeito de neuroplasticidade adaptativa eficaz e não só um efeito de modificabilidade temporária do tónus. (c) O método da Reconstrução Postural propõe uma outra forma de interpretar o aparecimento de dor. A dor não tem origem na própria deformidade, mas sim na incapacidade que a estrutura hipertónica (rígida) tem de se deformar. A partir destas diferenças, o método de tratamento por Mézières por meio do estiramento em “contracção isométrica excêntrica” transforma- -se num meio de tratamento por “solicitação activa induzida”, ou seja, da postura trabalhada passivamente passa-se para um trabalho de carácter mais activo, mediante a facilitação de padrões de postura por meio de “pontos-chave” (à semelhança do papel dos mesmos “pontos-chave de controlo” do mé- todo Bobath de tratamento das disfunções neurológicas), partes do corpo que são sujeitas a movimentos de grande amplitude com o objectivo de induzir ou solicitar determinado padrão postural. As posturas em Reconstrução Postural são obtidas, portanto, a partir de pontos periféricos precisos, e são mantidas não por tempos necessariamente muito prolongados (Mézières), mas até ao ponto em que se verifique a normalização tónica. O agravamento da dismorfia é, ao contrário do que ocorre com o método Mézières, uma condição obrigatória para se obter a postura normal, é um ponto de passagem para a obtenção de um padrão postural “correcto”. Diferenças metodológicas levam a diferentes técnicas, sendo que muitas das manobras mézièristas foram modificadas ou suprimidas: o mézièrista tende a evitar as compensações, enquanto que o “reconstrutor” tende a lidar com todas as posturas que possam ser efectivas no sentido de se obter uma inibição do padrão; o mézièrista identifica a dismorfia como algo “anormal”, enquanto que o reconstrutor identifica a dismorfia como um ponto de passagem para a obtenção de um padrão postural vantajoso; o mézièrista tende a encontrar uma postura correctiva e a mantê-la o máximo de tempo possível, enquanto que o reconstrutor tende a manter a “postura” só até que exista exaustão e extin- ção da resposta evocada (normalização tónica); as autoposturas são impensáveis na Reconstrução Postural (o que levanta uma série de questões relativamente ao trabalho de Reeducação postural em grupo), pois o próprio sujeito não consegue educar as suas próprias reacções tónicas correctivas; os proponentes da Reconstrução Postural não falam de “correcção morfológica” como os mézièristas, mas sim de “restauração morfológica”, a qual tem por base não o alongamento mio-fascial correctivo mas sim o alongamento com vista à normalização de padrões de activação tónica das cadeias musculares. Com todas estas inovações, o modelo de Nisand (porque é de um “modelo” que efectivamente se trata) constitui o mais inovador de todos os métodos de Reeducação Postural. É, provavelmente, o mais neurológico dos métodos e também o mais contra-intuitivo dos mesmos. Infelizmente, de todos os métodos, este é o único que carece de uma atitude de “comercialização” e de exploração para além da Universidade Louis Pasteur. Ou seja, é um método condenado à reclusão teorética. O que não pode deixar de se considerar como antitético. As implicações que este – e todos os outros métodos – possuem para a “dinâmica desportiva” e do axioma “exercício é saúde” são muitas e carecem de uma análise. As implicações da Reeducação Postural do tipo “mézièrista” para a prática desportiva Pretende servir este capítulo do nosso artigo de veículo de tomada de conclusões, para além das necessárias e intransponíveis reflexões relativas às implicações teoréticas e/ou pragmáticas (para o mundo do desporto) dos métodos anteriormente tratados. Começaria por dizer que, dentro do conjunto dos métodos neo-méziè- ristas, há aqueles que seguem uma linha mais comercial de divulgação e aqueles que seguem uma linha mais conservadora de desenvolvimento. Em particular, métodos como a “antiginástica” de Bertherat e a “Reeducação Postural Global” auferem de uma fama a nível mundial, a qual tem permitido criar um número incomensurável de cursos e formações com preços simplesmente indescritíveis. Para além disso, tanto a “antiginástica” quanto o “Stretching Global Activo”, filho do RPG, tornaram-se métodos de utilização grupal e massificada, a qual, não querendo diminuir a sua importância, não possui o mesmo grau de eficácia que os métodos verdadeiramente individuais. Diria que todos os métodos neo- -mézièristas possuem a robustez e a vitalidade de uma metodologia inovadora, que não deixou de possuir, principalmente no mundo francó- fono, a capacidade de criar uma verdadeira “revolução na ginástica ortopédica”. Por motivos de coerência histórica, de parcimónia científica e de pureza metodoló- gica, diria que é devido ao método Mézières o seu necessário e inalienável reconhecimento enquanto método fundador de um conceito também ele fundador. Não critico, contudo, todos os esforços de inovação, tanto teorética quanto pragmática, relativamente ao mais puro método original. A evolução constitui um caracter especificamente humano, e de tal forma o é, que é raro um método não brotar numa nova linha mais ou menos independente, mais ou menos autó- noma, de métodos-filhos e/ou novas metodologias. Direi, contudo, que o conceito de trabalho postural com base no alongamento global das estruturas miofasciais (organizadas em cadeias) com vista à reestruturação morfológica caracteriza a totalidade dos métodos de linha mézièrista, pelo menos aqueles que se relacionam mais com a nossa profissão. É, igualmente, preciso entender que a base científica dos métodos em análise é real, sendo que os estudos que envolvem a electromiografia de Jacobson não deixam margem para dúvidas de que a actividade tónica dos músculos de natureza postural é mais persistente e menos “moldável” que a actividade tónica dos músculos de natureza fásica. O mesmo será dizer que a diferenciação teorética da musculatura humana em dois grandes tipos – músculos tónicos/ /posturais e músculos fásicos/ /dinâmicos – essencial para a prescrição metodológica dos métodos da linha de Mézières, é já considerada mais “facto” que “teoria”, o que releva de uma grande importância para a consubstanciação conceptual dos métodos de trabalho em Mézières. Claro que não é despiciendo o argumento – utilizado por tantos – de que o facto de existirem músculos de natureza postural não obriga à utilização de uma ginástica do tipo “estática”. Ora, penso que esta questão começa a ganhar novos contornos científicos na actualidade, sendo que tem sido inalienavelmente demonstrado que os músculos de natureza “tónica” são mais “sensíveis” a um trabalho também ele tónico, enquanto que os músculos de natureza “fásica” são mais “sensíveis” a um trabalho dinâmico (que os diferentes desportos de resistência e força/potência muscular tão bem demonstram). Aliás, o conceito de ginástica “estática” e/ou “postural” é anterior à revolução de Mézières, sendo que ganhou importantes contornos científicos com a introdução e desenvolvimento do método Pilates. Não devemos esquecer, igualmente, que a primeira obra de Françoise Mézières – “La gymnastique statique” (1947) – é anterior ao princípio de observação que levaria à criação do seu método. Tudo isto demonstra que o conceito de “ginástica estática” não é derivado de Mézières e da sua revolução. O que realmente deriva da “revolução mézièrista” é a nova metodologia de “ginástica estática”, a qual, até ali se centrava especialmente no treino de força muscular, e a partir dali, viria a centrar-se no trabalho de alongamento muscular global. Importante será também dizer que a ideia de que a postura e/ou morfologia estaria relacionada com o estado de comprimento-tensão dos grupos musculares também não é apanágio criador de Mézières, pois, no mundo anglo-saxónico, a dita ideia já vigorava nas ginásticas mais clássicas. Aliás, durante dé- cadas, acreditou-se que o trabalho do transverso abdominal ou dos rectos abdominais levaria à diminuição da hiperlordose lombar (já, naqueles tempos pré-Mézières, considerada como “malade postural”). Só mais tarde, Souchard14 viria a deixar bem claro – melhor que a própria Françoise Mézières – que o treino, seja estático, seja dinâmico, de um qualquer músculo e/ou grupo muscular jamais poderá permitir o trabalho de “correcção” de uma deformidade, mesmo que seja funcional. O autor associa isso ao facto de não existir, no nosso corpo, um sistema muscular de “antagonismo puro”, ou seja, a acção de determinados músculos não poderá contrariar completamente a acção de outros conjuntos musculares. Eu acrescentaria que, sendo o músculo transverso abdominal um músculo de inserção posterior lombar e anterior abdominal, ele jamais poderia ter o efeito de “deslordosar” a coluna (aliás, os mézièristas mais clássicos até acreditam que o trabalho do transverso abdominal tem um efeito lordosante e que, como tal, deve ser evitado).

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Quanto aos músculos flexores dinâmicos do tronco, sendo dinâmicos nunca poderiam contrariar a acção de uma musculatura estática (posterior). Este é um bom argumento para tantos e tantos desportistas e terapeutas que acreditam que o treino dos músculos anteriores dinâmicos do tronco poderá fazer com que aumente a cifose dorsal. Como poderá aumentar a cifose dorsal por esse mecanismo, ou seja, como poderá constituir-se determinado design postural se estamos a falar de músculos de natureza dinâmica e não está- tica/postural?… Portanto, até aqui já citei uma série de mitos e as contradições existentes nos mesmos. Mas não fiquemos por aqui. Vamos analisar a ideia – clássica e hegemónica – de que o trabalho de “correcção postural” carece de “fortalecimento muscular”. Ora, o que a experiência dos mézièristas tem demonstrado é que o fortalecimento muscular, mesmo que somente dirigido à musculatura fásica (o que é, aliás, impossível, pois não há forma de isolar completamente o trabalho da musculatura dinâmica relativamente à musculatura postural), tem por resultado o aumento do tónus da musculatura de natureza postural. Ora, é esse mesmo exagero tónico que se pretende inibir com o trabalho de “reeduca- ção postural”. Portanto, por exemplo, o trabalho de fortalecimento dos extensores do tronco, com vista à correcção de uma hipercifose dorsal, é cem por cento irracional. E isto por várias razões. Primeiro que tudo, como se pode fortalecer músculos essencialmente tónicos (músculos extensores do tronco e musculatura adutora das omoplatas) com exercícios de fortalecimento dinâmico? Não é muito lógico, pelas razões já apresentadas. Mas, ainda assim, visto que dissemos que o trabalho dos músculos fásicos comportaria o trabalho co-sinérgico dos músculos posturais, ainda podemos pensar na possibilidade de exercícios de fortalecimento abdominal e de fortalecimento dos extensores do tronco poder ter como resultado o encurtamento dos músculos extensores. A experiência tem demonstrado que, geralmente, esse trabalho de força irá somente levar à criação de uma nova deformidade.

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Ou seja, a correcção da cifose, ou não é simplesmente conseguida, ou então, é conseguida à custa do encurtamento da musculatura extensora, ou seja, à custa de uma nova deformidade (com todas as consequências sintomáticas que tal acarretará). O trabalho de força muscular, pura e simplesmente, não é correctivo, pois tem sempre como consequência a criação de tensão numa musculatura de natureza já por si hipertónica. Aqui surgem muitas questões. Uma delas consiste no facto de a maioria dos atletas possuir um semblante de “endireitamento” do tronco, belo e atractivo. Ora, esse mesmo “endireitamento” do tronco constitui, a meu ver, algo comparável ao açúcar da alimentação: é belo, sabe bem, tem bom aspecto (pois já foi útil em tempos passados), mas faz mal (pois já não se adequa às necessidades do Homem presente). Os atletas, pelo facto de possuírem intensa actividade física, desenvolvem muita tensão nos extensores do tronco. Isto acontece, claro está, porque todo o trabalho de força muscular – no qual é exímio o conjunto de desportos contemporâneos – irá criar a hegemonia de tensão da musculatura postural, ou seja, o trabalho desportivo irá super-solicitar o trabalho postural. Isto leva a que os extensores do tronco da maioria dos atletas fiquem demasiadamente encurtados, dando-lhes uma aparência de “direitos”. Ou seja, a grande maioria dos atletas possui o tal aspecto hegemonicamente belo, à custa de uma deformidade (de retracção muscular) em rectificação ou lordose dorsal. Talvez isto explique que estes mesmos atletas “direitinhos” sejam altamente vulneráveis a dorsalgias e cervicalgias, assim como ao aparecimento de hérnias discais. Por tudo o que fica dito, e por muito mais, posso e devo dizer que o “endireitamento postural” constitui uma ideia supramente mitificada.

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Não só a “bela forma” ou “postura correcta” não consiste numa “postura direita” (ao contrá- rio do que quase toda a gente acredita, incluindo especialistas da área), como essa tal “postura direita” constitui um erro postural inacreditavelmente dominante. Se há coisa que os mézièristas demonstraram, sem margem para dúvidas, é que a ideia de que devemos manter uma “postura direita” e de que toda a nossa higiene postural se relaciona com o “estar direito” constitui um mero e estulto mito. Tendo em conta a natureza funcional da cadeia muscular posterior, a postura “correcta” consiste, na realidade, em toda a postura que permita o alongamento muscular posterior e o trabalho de inibição tónica das hegemonias musculares prevalecentes. Assim sendo, é bastante comum os mézièristas recomendarem aos seus doentes que estes se sentem com a lombar bem apoiada, se não cifosada. Mais tarde, Souchard, temendo o nível de contra-intuição presente nesta ideia, viria a trair os princípios de higiene postural mézièrista, preferindo, muitas vezes, a colocação da coluna lombar neutra. Sugiro a observação das figuras anteriormente demonstradas (compare-se a posição da coluna lombar nas diversas posturas Mézières vs. Souchard). Diria que o treino de correcção de uma hiperlordose somente poderá ser conseguido com o trabalho de ablação total da curvatura, o que corresponde não propriamente à inversão da curvatura (como muitos críticos de Mé- zières têm sugerido), mas sim à eliminação de qualquer nível de lordose, mesmo a funcional (ou seja, consiste, mais uma vez, no princípio mais genuinamente méziè- rista, a deslordose). Mas voltando às questões da “higiene postural”, talvez seja pertinente dizer que, para os mézièristas, a postura “ideal” consiste na postura do “cocheiro” (estou a referir-me verdadeiramente ao “curvado” cocheiro). Todo o trabalho de “endireitamento” somente irá criar uma hiper- -solicitação do trabalho muscular da cadeia muscular posterior, o que, a longo prazo irá traduzir-se na fadiga e consequente “encurvamento”. Ou seja, o trabalho de força da musculatura extensora irá, pela natureza de trabalho neuromuscular desta musculatura, criar um nível de fadiga tal, que a pessoa irá, lentamente tender para a cifose.

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Quer isto dizer que, ao contrário do que a intuição nos poderia fazer pensar, o trabalho dos extensores do tronco ainda vai aumentar mais a cifose (a não ser claro que, como acontece com os desportistas, se crie a retracção hegemónica da musculatura entre as omoplatas, o que levaria a um “endireitamento patológico”). É preciso entender que a capacidade de “endireitamento postural” está dependente do bom funcionamento tónico da musculatura extensora postural, o que, tendo em conta o que sabemos do funcionamento deste tipo de músculos, significa a capacidade de manter a contracção por períodos prolongados de tempo sem criar fadiga. Ou seja, o “endireitamento postural” será tanto maior quanto mais flexíveis forem os músculos posturais; a capacidade para manter a contracção está fortemente dependente da capacidade elástica da musculatura. Significa, então, que, quanto mais flexível for a musculatura postural, mais capacidade tem a mesma de gerar uma contracção anti-gravítica persistente. Aliás, as minhas observa- ções têm-me dado a entender que a facilidade para nos mantermos “direitos” advém do comprimento da cadeia muscular posterior, ou seja, advém da flexibilidade da musculatura posterior. E isto não é novidade alguma, pois, qualquer bom observador poderá facilmente ver a diferença na forma como uma pessoa flexível se senta, relativamente a uma pessoa menos flexível. Compare-se, por exemplo, as senhoras com os senhores. Quem tem, geralmente, maior capacidade para manter uma postura sentada direita (com pernas esticadas)? As senhoras, que são mais flexíveis? Ou os senhores, que são mais “fortes”?… O princípio mais primacial de observação leva-nos a verificar que são as senhoras as que possuem mais facilidade em obter determinadas posturas, o que advém da sua maior flexibilidade mio-fascial. A ideia de que as lombalgias estão associadas à falta de um “reforço muscular” é, portanto, falaciosa. E a todos aqueles que poderão apresentar linhas de estudos que demonstram essa relação, eu apresento linhas de estudos que contradizem essa mesma relação, assim como muitas outras linhas de estudos que relacionam flexibilidade, morfologia, mobilidade, e muitos outros factores, com a presença/ /ausência de dor. Diria que ainda estamos muito longe de atingir uma plena maturidade metodoló- gica que permita atribuir credibilidade suficiente às diversas linhas de estudos existentes.

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O mesmo será dizer que, atendendo ao que tenho visto em tantos e tantos artigos, pouco se sabe verdadeiramente, em termos científicos, sobre a relação entre os diversos factores biomorfológicos e a raquialgia. Prefiro, pessoalmente, mergulhar na natureza apodíctica das bases conceptuais de um método revolucionário como o método Mézières. E é no seio dessa mesma natureza que o princípio revolucionário de que as deformidades posturais e as raquialgias são devidas aos excessos musculares e/ou tónicos e não à fraqueza toma aspecto de uma verdadeira “lei” de estudo etiopatogénico e de intervenção terapêutica. Importante será acrescentar que, na actualidade, principalmente no campo teorético da “Reconstrução Postural”, parece que tudo o que dissemos sobre excessos musculares está relacionado mais com o “tónus em si mesmo” do que com o “comprimento muscular”. Assim sendo, as deformidades e dores ósteo-musculares advêm sobretudo da incapacidade que as estruturas musculares têm para criar “pontos” de modificabilidade tónica. Ora, neste ponto, importa referenciar novamente o paradigma de Bricot. Ou seja, se vamos passar a valorizar mais o campo “neuroló- gico” do trabalho postural, não podemos deixar de sublinhar a importância do trabalho terapêutico com base no treino proprioceptivo e de equilíbrio e no relaxamento psicofísico.

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Aliás, se a “postura” depende fortemente de uma capacidade de “controlo neurológico central”, que, sendo essencialmente subcortical, é de natureza fundamentalmente inconsciente, então devemos, tal como o fez Bernard Bricot valorizar o papel do trabalho “neurológico”, percebendo, de uma vez por todas, que a ordem “consciente” e “voluntária” para “endireitar” as costas de nada serve. Ora, se o mecanismo de controlo postural é inconsciente de que serve mandar alguém “endireitar-se”?… A experiência tem demonstrado que as metodologias que fazem uso de estratégias de controlo consciente da posição corporal são ineficazes. Diria que certas metodologias de “actividade física” que privilegiam o “global” ao invés do “analítico”, e o “motor” ao invés do “físico”, como a dança, a psicomotricidade, o relaxamento, as artes marciais e todas as actividades que façam uso das capacidades de equilibração e de coordenação neuromotora, poderão ter mais eco no trabalho de “reeducação postural”. Portanto, para além das metodologias mais fisicalistas, todas as outras mais psiconeurológicas possuem uma importância provavelmente fulcral. Portanto, temos que uma interven- ção a nível reumatológico, na presença da “deformidade postural” e ou de sintomas raquidianos, passa por um trabalho necessariamente ecléctico, centrado fundamentalmente no paradigma Mézières, o que inclui também a sua componente psicofísica e de integração neuro-sensorial. Como vimos, para o paradigma em análise, todas as deformidades posturais possuem origem em “excessos” da musculatura essencialmente posterior. As lordoses são a origem. As escolioses estão sempre correlacionadas com um excesso muscular da musculatura lordosante (os mesmos músculos paravertebrais que estão envolvidos na flexão lateral, e eventualmente, na rotação dos corpos vertebrais da coluna, são também os músculos mais poderosamente envolvidos na “lordose”).

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E as cifoses resultam também de uma compensação lordótica, seja devido à acção de contrariação “directa” da lordose, seja devido à acção do diafragma, seja devido à acção dos músculos rotadores internos, ou da acção mais “indirecta” das cadeias musculares anteriores (sempre relacionadas com a “posterior”, rela- ção mediada pelo diafragma). Vimos, também, já bastante atrás, que a o conceito de postura “normal” e de postura “anormal” não é correcto, visto que ninguém possui uma postura perfeita. Portanto, no campo “postural”, raramente alguém é isento de hegemonias musculares, raramente alguém possuiuma postura dita “normal”, e raramente alguém possui características “perfeitas” de flexibilidade muscular. Ora, o que tudo isto vai implicar é que a linha teorética que divide “saúde” de “deformidade” é extremamente espúria, se é que chega a existir. Ou seja, todos nós somos “doentes posturais” em potência e, portanto, tudo o que fica dito para as pessoas com deformidades posturais relevantes, mantêm- -se oportuno para a totalidade das pessoas, pois todos nós possuímos algum grau de “deformidade postural”. O mesmo será dizer que, em termos analíticos, todos nós possuímos determinada idiossincrasia, e somos tanto mais saudáveis quanto melhores as condições de bom alinhamento e a proximidade à “bela forma”. E todos devemos tender para a “bela forma”. E tudo deveríamos fazer para criar tal tendência, a qual não deixa de se aproximar do conceito kantiano de “perfectibilidade” humana. Por exemplo, o mecanismo patológico da artrose está intimamente relacionado com a “postura”. Os médicos tendem a relacionar a “artrose”, ou qualquer outro processo degenerativo, com a osteoporose e outros factores de desgaste articular. Mas, eu diria que, se a postura fosse perfeita, se o alinhamento fosse perfeito, nunca teriam estado presentes factores relevantes de desgaste articular. Ou seja, a “perfectibilidade” é condição do bom funcionamento articular. E essa “perfectibilidade” está dependente da “forma” e, portanto, dos factores miofasciais e neuromusculares que com ela se relacionam. Se a pessoa possuir algo perto da “bela forma”, e não vier a ter alguma condição reumatológica e/ou orto-traumatológica relevante que modifique as condições de alinhamento articular, é pouco provável que venha a sofrer de qualquer tipo de condição degenerativa. Acrescentaria que estas mesmas pessoas também são aquelas que podem praticar actividades como “andar”, “correr” ou “saltar” com a menor probabilidade de virem a criar problemas articulares decorrentes de deformidades (a não ser que o excesso de prática desportiva modifique o panorama tónico-muscular presente). Por outro lado, o que dizer da “saúde” de alguém que possua um certo nível de desalinhamento e/ou deformidade (mesmo que não notória)?… Será que as pessoas com um nível mínimo de deformidade poderão praticar actividades físicas com o mesmo à-vontade que as pessoas que possuem grande nível de “bela forma”?… Aquilo que tenho defendido é que não. Ou seja, deverá haver, para a maioria das pessoas, uma diminuição cabal da tendência para a prática de desportos como os de carácter assimétrico e as actividades de fitness, pois, estando estas actividades grosseiramente centradas no trabalho da “força muscular”, acabarão por funcionar como uma porta de entrada para a criação de tensão muscular e consequente deformidade. Atenção: não pretendo negar a evidência que tantos estudos (ditos funcionais) têm lançado sobre determinadas vantagens que advêm da prática desportiva. Falo só em termos “posturais”, “estruturais”, “morfológicos”, ou, mais globalmente, “músculo-esqueléticos”. E o que defendo é que, ao contrário do que muitos preconizam, a actividade desportiva, principalmente as novas modalidades do fitness, potenciam o exacerbar de hegemonias musculares que se queriam refreadas. E isto é tanto mais verdade quanto maior a tendência que o indivíduo possui para a tensão muscular e a retracção mio-fascial. Em particular, certos desportos, como a musculação, constituem, provavelmente, um factor importante de criação de desequilíbrios musculares relevantes. Analisem- -se as “posturas” dos culturistas e retirem-se as necessárias conclusões…

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Já Françoise Mézières, no seu “Originalité de la Méthode Mézières”7 , dizia que «a la différence de toutes les autres méthodes, ma méthode: 1º ne s’adresse qu’à élasticité musculaire; 2º ne fait jamais de musculation; 3º tient compte de la morphologie normale; 4º n’exerce jamais l’inspiration; 5º ne fait jamais d’exercice analytique; 6º ne fait jamais d’exercice perpendiculaire à l’axe rachidien; 7º ne s’adresse qu’au physique.» E quem a conheceu, diz que Mézières não simpatizava sequer com o Yoga. O que é perfeitamente compreensível, pois, estando repleto de posturas em (hiper)lordose, e de fortalecimento dos extensores do tronco, torna-se extremamente anti-mézièrista. Portanto, depois de percebermos que tanto o método Mézières como os métodos neo-mézièristas não gostam do trabalho de força, aqui está este autor a generalizar o conceito à totalidade dos praticantes de actividade física. A actividade física, principalmente a actividade intensa e/ou com fins competitivos, constitui uma porta de entrada para a “deformidade”. E o atleta inteligente é, indiscutivelmente, aquele que treina a sua flexibilidade!… Ora, a solução não passa, portanto, pela evicção da actividade desportiva, apesar de em muitos casos tal ser recomendável. Passa, sobretudo, pela realização de actividades ligeiras, suaves, com carácter essencialmente cardiovascular. E essas actividades deverão ser acondicionadas a toda uma nova metodologia de trabalho físico. Ou seja, pretendo dizer que actividades que fazem uso “directo” da força da cadeia muscular posterior, como a natação, a musculação e o Yoga, deveriam ser proibidas aos padecedores de raquialgias. Jamais deveriam ser recomendadas, que é o que uma miríade de profissionais de saúde ainda faz. E essas mesmas actividades são, a meu ver, desaconselhadas a qualquer pessoa, a não ser àquelas que possuam condições de flexibilidade excelentes.

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Outras actividades, como a maioria dos desportos de carácter assimé- trico, e a quase totalidade de prá- ticas do fitness, possuem igualmente uma incomensurável irracionalidade, pelos mesmos motivos que já apresentei. Por outro lado, certas actividades cardiovasculares, como o simples “andar” podem ser muito benéficas para a saúde, mas mesmo estas deverão ser inseridas num novo plano de treino físico. Pois, até mesmo esse “andar” poderá apresentar malefícios num indivíduo que apresente deformidade. Não será assim tão estranho pensar no que acontece a um joelho excessivamente valgo ou excessivamente varo, após horas de marcha ou mesmo meia hora de corrida… Por outro lado, o jogo de forças articulares deletérias poderá ser beneficiado de um trabalho preliminar de alongamento. Esse mesmo plano ou metodologia é diferente da tradicional e consiste na realização, pela ordem que vou apresentar, do seguinte leque de actividades: 1º relaxamento; 2º alongamento global; 3º mobilidade articular; 4º força do core e trabalho facilitado das extremidades, 5º alongamento global e 6º relaxamento. Portanto, inicialmente, têm de ser criadas condições de relaxamento das estruturas miofasciais, através dos métodos de relaxamento. Somente este relaxamento inicial irá facilitar o alongamento. Só depois deverá ser realizado o alongamento. Este deve, tal como já foi dito (anteriormente), ser feito a frio, global e progressivamente por períodos prolongados de tempo. O relaxamento e o alongamento libertam as estruturas articulares. Só nesta altura deverão ser realizadas as actividades de mobilidade (actividades cardiovasculares, ginásticas de mobilidade), as quais deverão ser suaves. E só no fim de todas as estruturas estarem adequadamente “libertas” de tensão, é que se pode pensar na realização do treino de força. Este deve privilegiar o trabalho do “centro do corpo”, como no Pilates, e o trabalho “facilitado” das estruturas à periferia. De modo a não se acabar o trabalho físico em posição de encurtamento, deve-se voltar a alongar globalmente (com os cuidados necessários ao alongamento a quente) e acabar com o relaxamento. Ora, é indubitável que este novo “esquema” de trabalho físico implicaria uma série de mudanças. Neste novo esquema, a saúde passaria para primeiro plano, enquanto que a “estética”, a “moda” e toda a efemeridade patente no fitness passariam para segundo plano. Este tipo de metodologia também obrigaria a que os treinadores e professores passassem a dispor de um conhecimento mais alargado da “teoria das cadeias musculares”, das novas formas de alongamento, e das necessárias implicações metodológicas do mesmo baseadas no conceito de Mézières. E também implicaria o erradicar do mito do “endireitamento postural”, já anteriormente aludido. O método Mézières e os métodos neo-mézièristas lançam-nos uma série de pistas relativamente a um novo conceito de “cultura física”, menos centrada na performance e na robustez muscular e mais centrada na função com base na “bela forma”.

 

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