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Ott
5
Carla T. Fit. + pesistica
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0

Alici o Acciughe

• Descrizione del pesce e delle sue carni

• Acciughe: proprietà Nutrizionali

• Pomodori ripieni gratinati con filetti di Acciughe

Descrizione del pesce e delle sue carni

L’acciuga, detta anche alice, è un pesce diffuso in tutto il Mediterraneo, nell’Atlantico e nel Baltico. Simile alla sardina ha un corpo più sottile e affusolato che raggiunge in età adulta i 15-20 cm di lunghezza. AcciugheLe acciughe appartengono alla categoria del pesce azzurro con la quale condividono forma, dimensione e colore del corpo. Il dorso delle alici è infatti percorso da una striscia azzurra con sfumature verdi, le scaglie delle parti laterali e del ventre sono invece argentee.

Le acciughe vivono in branchi, nutrendosi di crostacei e piccoli pesci. Le loro carni, sia fresche che conservate, sono particolarmente gustose ed indicate specialmente per la frittura. Famose sono le alici conservate sott’olio o sotto sale, così come la pasta d’acciughe utilizzata per insaporire tartine, salse e pietanze varie.

Un’alice fresca si riconosce dall’odore (delicato e gradevole, non ammoniacale), dall’aspetto (corpo brillante e carni sode con squame aderenti), dal colorito delle branchie (rosaceo tendente al rosso) e dall’occhio (vivo e sporgente, con pupilla nera, non arrossata).

Molto simile alle acciughe ma meno pregiata, l’alaccia viene spesso commercializzata come alice. Per scoprire l’inganno è sufficiente osservare il taglio della bocca che, mentre nelle acciughe si spinge oltre la base dell’orecchio, nell’alaccio non raggiunge l’occhio.

Acciughe: proprietà Nutrizionali

Oltre ad avere una larghissima utilizzazione gastronomica, le acciughe sono un alimento consigliabile anche dal punto di vista salutistico. Come tutto il pesce azzurro anche le alici sono infatti ricche di grassi omega-tre, proteine, riboflavina, niacina, calcio, ferro, fosforo e selenio.

Quando si acquistano acciughe conservate sotto sale è bene sciacquarle abbondantemente sotto acqua corrente in modo da non assumere quantitativi eccessivi di sodio, pericolosi soprattutto per chi soffre di ipertensione.

filetto di acciugaLe alici conservate sott’olio vanno scelte in base alla tipologia di olio utilizzato. Da preferire quelle in olio extravergine, da evitare quelle conservate in una confezione contenente “olio vegetale”, senza che venga specificato in etichetta il tipo di olio utilizzato.

Chi soffre di gotta dovrebbe assolutamente evitare il consumo di alici.

Spesso le acciughe vengono consumate fritte, compiendo una scelta salutisticamente discutibile. Concedersi di tanto in tanto un piatto di pesce fritto non è poi così pericoloso, purché vengano rispettate alcune regole importanti. Innanzitutto è bene scegliere un olio con punto di fumo elevato come quello extravergine di oliva, di arachidi o di palma raffinato. La frittura delle alici dovrebbe avvenire a temperature non troppo alte (inferiori ai 180°C) e, a cottura ultimata, andrebbero scolate con cura e riposte su un doppio strato di carta assorbente.

Durante la primavera e l’estate le acciughe depongono le uova da cui nascono i famosi e molto ricercati bianchetti, specialità culinaria indicata specialmente per la preparazione di tartine, frittelle ed antipasti.

ACCIUGHE [100 grammi] Calorie Proteine Grassi colesterolo Carboidrati Sodio
Kcal g g mg g mg
Alici fresche 96 16,8 2,6 70 1,5 104
Alici sott’olio 206 25,9 11,3 120 0,2 480
Alici sotto sale 128 25 3,1 70 0 3604

Pomodori ripieni gratinati con filetti di Acciughe

Ricetta per preparare i pomodori ripieni più gustosi e leggeri del web, perché preparati con pochissimi grassi aggiunti. Alice, la tua PersonalCooker, è in onda su MypersonaltrainerTv per spiegarti passo passo come trasformare vere e proprie bombe caloriche in piatti leggeri ed equilibrati.



Set
19
Carla T. Fit. + pesistica
Tipologie d'allenamento. Ossigenazione: aerobico o anaerobico?
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Tipologie d’allenamento. Ossigenazione: aerobico o anaerobico? Si cercherà in questo articolo di semplificare al massimo la descrizione di attività aerobica ed anaerobica.
Aerobico anaerobico.

I termini aerobico o anaerobico determinano diversi modi relativi alla generazione di energia nei muscoli durante l’allenamento.

Aerobico indica: in presenza di ossigeno

Tipologie d'allenamento. Ossigenazione: aerobico o anaerobico?

In poche parole l’energia è prodotta aerobicamente fino a quando è sufficiente l’ossigeno fornito ai muscoli durante l’esercizio, attraverso il sistema cardiovascolare. Più siete allenati aerobicamente, maggiori sono le capacità di trasportare ossigeno.

Detto questo, i nostri muscoli scheletrici continuano a produrre energia anche quando il sistema cardiovascolare non è in grado di fornire abbastanza ossigeno ai muscoli, di conseguenza questi generano energia anaerobicamente, cioè senza ossigeno.

Metabolismo anaerobico – periodi molto brevi da 0-20″, non c’è produzione di acido lattico.
Metabolismo anaerobico lattacido -tempi medio brevi, da 20″-2’30” c’è produzione di acido lattico.
Metabolismo aerobico – tempi lunghi da 2’30” in po, ma raggiunge il massimo utilizzo dopo i 20″.

Il sistema anaerobico fornisce la maggior parte dell’energia indispensabile per gli allenamenti di forza. Durante il riposo, ma anche durante sforzi moderati, i vostri muscoli lavorano in modo aerobico, perché consumano in prevalenza ossigeno.

Tipologie d'allenamento. Ossigenazione: aerobico o anaerobico?
Nella fascia compresa tra il 50% e l’85% della capacità massima, il lavoro si trasforma progressivamente in anaerobico, dal momento che i muscoli non riescono ad utilizzare abbastanza ossigeno.
Il sistema anaerobico lattacido consuma glucosio, uno zucchero semplice derivato dai carboidrati più complessi e produce acido lattico, una sostanza tossica che causa sensazione di bruciore nei muscoli e che porta ad un veloce affaticamento.
L’acido lattico ha lo scopo di bloccare gli arti  progressivamente per evitarne il loro danneggiamento da uno sforzo notevole (ma non massimale di certo), e protratto per alcuni secondi.
Anche il sistema aerobico usa glucosio, ma durante il processo di ossidazione brucia anche grasso. Il grasso immagazzinato nel corpo viene espulso nel flusso sanguigno e trasferito ai muscoli, dove in presenza di ossigeno viene bruciato aerobicamente assieme al glucosio per produrre energia.
Il grasso può essere bruciato solo aerobicamente ma la cosa più importante è che i prodotti di scarto del sistema (biossido di carbonio e acqua) non conducono all’affaticamento muscolare. Quindi se ridurre il grasso corporeo è lo scopo del vostro allenamento avete bisogno di allenarvi aerobicamente allo scopo bruciare una grande quantità di calorie.
Se andate nella fase anaerobica, la formazione di acido lattico vi condurrà ad un graduale affaticamento, quindi ad interrompere, in caso, l’allenamento.
Ma come riconoscere la soglia anaerobica, cioè quando il sistema si sposta da aerobico a marcatamente anaerobico? La mancanza di fiato è un segnale di un’inadeguata ossigenazione dei muscoli, così come l’iperventilazione. La sensazione di bruciore muscolare causata dall’acido lattico è un altro segnale.
Anche un veloce affaticamento tale da non permettervi di continuare l’attività è un sintomo.
Concludendo, possiamo dire che ogni attività aerobica come: correre, nuotare, camminare, andare in bicicletta, può anche essere eseguita ad un ritmo anaerobico.
Da studi recenti si è comunque notato che la migliore condizione la troviamo in un allenamento detto Interval Training. Quando aumentiamo l’intensità dell’esercizio e poi la diminuiamo per poi riportarla in soglia aerobica e ripetendo il ciclo più volte. Questo svilupperà un alto livello di forma cardiovascolare ma non dimenticate di protrarre l’esercizio per almeno 20/30 min.

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Set
13
Laura, Personal trainer, atleta
ALLENAMENTO FUNZIONALE - funziona o è solo moda?
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ALLENAMENTO FUNZIONALE – funziona o è solo moda?.In questo articolo voglio spiegare cos’è realmente il “funzionale” e quali sono le numerose diatribe che influenzano la maggior parte dei soggetti atleti e non, nella scelta tra questa disciplina e la classica sala attrezzi da body builder, da premettere che l’unione delle due cose potrebbe essere un connubio perfetto e potrebbe essere inserito nella periodizzazione dell’allenamento, ma questo lo vedremo dopo.

ALLENAMENTO FUNZIONALE - funziona o è solo moda?

ALLENAMENTO FUNZIONALE – funziona o è solo moda?

 

Perché allenamento “funzionale”?

Partiamo dall’etimologia della parola FUNZIONALE che, se andiamo a cercare anche su un enciclopedia, la Treccani, ci dà questo significato:

funzionale– aggettivo che indica la corrispondenza ad una funzione (uso, scopo), cui qualcosa o qualcuno è destinato.

Ne deriva che:
L’allenamento funzionale è l’allenamento relativo alla funzione per cui un muscolo si è evoluto in un certo modo.

Ma arriviamoci pian piano… Seguendo la nostra progressione evolutiva nel corso dei secoli, come ben noto, siamo passati dalla stazione quadrupede alla stazione bipede e quindi eretta. Pertanto le esigenze di adattamento dei nostri antenati sono cambiate. Si e’passati dallo strisciare o dall’arrampicarsi al correre, saltare, lanciare, per procurarsi cibo o per scappare dal pericolo dunque, per sopravvivere.
Dunque le scelte evolutive del nostro apparato locomotore spiegano la funzione di ogni muscolo, o meglio, della catena cinetica del nostro corpo.
L’allenamento funzionale o functional training non è altro che una riproduzione di gesti motori primordiali (correre, saltare, arrampicarsi, tirare, lanciare, spingere…), più precisamente parliamo di AZIONI che prendono in considerazione la FUNZIONE di quello specifico muscolo. Si basa, come dice Guido Bruscia -uno dei master trainer più formati in Italia e all’estero sul funzionale-, e ancor prima il grande preparatore atletico Michael Boyle, sul principio dell’ AZIONE+FUNZIONE.
Esempio: la FUNZIONE del muscolo gluteo è la propulsione, andare avanti, muoversi; la sua AZIONE potrebbe essere il salto, la pliometria.
Andiamo nel vivo della questione.

Sala attrezzi?
Functional?
Differenze?

Spesso nelle palestre si è alla ricerca, fino all’eccesso, del concetto di isolamento muscolare, focalizzando l’attenzione al singolo distretto o porzione muscolare, considerando l’ AZIONE del muscolo, perdendo di vista la FUNZIONE per cui quel muscolo si è evoluto.

Esempio: voglio allenare le spalle?

Ok, si utilizzano trai i più svariati esercizi con varianti per cercare di ottenere quella tanto amata ipertrofia che molto spesso non la si ottiene a causa dei numerosi traumi che inevitabilmente vanno a colpire questo complesso articolare. Si propongono ad esempio, le alzate laterali, magari lavorando da seduti, o il lento avanti…dietro ancor peggio, caricando a più non posso, senza considerare che la spalla, è l’articolazione più instabile del nostro corpo, ha il maggior numero di fibre bianche, di tipo 1, quelle rapide, per cui, per la sua funzione evolutiva, è portata a compiere gesti rapidi, esplosivi, dinamici di spinta verso l’alto, seguendo il piano sagittale del nostro corpo.

E dunque la FUNZIONE?

In palestra non viene considerata, ma resta sempre una scelta. L’importante è sapere che, la funzione della spalla, o meglio, del cingolo scapolo-omerale è di trasdurre le forze dal basso (arti inferiori o tronco) verso l’alto. Il buon senso dunque ci dice che per non rischiare infortuni, è bene non caricare eccessivamente, prediligere gli esercizi di transfer (push press/military press…), e soprattutto bisognerebbe lavorare in posizione eretta. Ci siamo evoluti apposta per stare in piedi…si parlava di evoluzione non di regressione!

Dunque, le differenze? Questione di obiettivi!
In modo schematico possiamo affermare che:

Nel BODY BUILDING troviamo:
-esercizi monoarticolari con stimoli localizzati;
-bassa sinergia muscolare;
-esercizi guidati da macchine isotoniche, per di più da seduti;
-carichi esagerati, bloccando le funzioni della catena cinematica;
-raggiungimento di un ipertrofia “da prestazione”, bella da vedere ma non funzionale.

Nel FUNCTIONAL TRAINING troviamo:
-esercizi pluriarticolari che coinvolgono catene cinematiche;
-alta sinergia muscolare;
-senza macchine isotoniche, per lo più utilizzando attrezzi liberi (bilanciere, manubri, kettlebell…)
-carichi pesanti, utilizzando la funzione di transfer dell’intera catena cinematica del nostro corpo,
-raggiungimento di un’ipertrofia funzionale, omogenea, con sviluppo delle capacità condizionali e coordinative.
In conclusione: è meglio allenarsi attraverso il metodo funzionale o con quello classico da body builder?
La mia risposta è data attraverso una domanda, affermativa:
Perché non unire le due metodiche costruendo un piano di allenamento pensando in modo funzionale?…a voi la scelta.

FINE
Scritto da Laura Solaro Dott.ssa in Scienze Motorie, master in posturologia e specializzata in varie discipline
Accedi al profilo di Laura Solaro.

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Set
9
Carla T. Fit. + pesistica
Accenni sul mal di stomaco. Diagnosi, Trattamento
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Accenni sul mal di stomaco. Diagnosi, Trattamento

• Malattie e mal di stomaco
• Diagnosi e trattamento

 

Accenni sul mal di stomaco. Diagnosi, Trattamento

Accenni sul mal di stomaco. Diagnosi, Trattamento

Il mal di stomaco* è un sintomo piuttosto diffuso, presumibilmente sperimentato in almeno un’occasione dalla stragrande maggioranza della popolazione. Fortunatamente, il più delle volte il mal di stomaco rappresenta un disturbo passeggero, che regredisce spontaneamente o attraverso semplici interventi comportamentali e/o farmacologici.

Solo in una piccola percentuale dei casi, il dolore gastrico è spia di condizioni patologiche piuttosto serie; è quindi importante saper riconoscere quali sono i sintomi “spia” che richiedono un immediato consulto medico. Ad ogni modo – proprio per l’estrema variabilità delle condizioni potenzialmente responsabili – l’interpretazione dei sintomi e la diagnosi sono spesso difficoltose e sovente necessitano di un’indagine approfondita mediante gastroscopia, analisi del sangue ed esame radiologico.

* spesso, in riferimento al mal di stomaco i medici preferiscono parlare di “dolore epigastrico”. L’epigastrio (parte superiore e centrale dell’addome) è la tipica sede del dolore non solo nelle affezioni dello stomaco, ma anche in quelle duodenali.

Malattie e mal di stomaco

ULCERA GASTRICA: il dolore viene descritto come un bruciore trafittivo, di intensità variabile e piuttosto localizzato. Il mal di stomaco insorge tipicamente entro i primi 30 minuti dopo il pasto (dolore postprandiale precoce) e tanto più la lesione ulcerosa si avvicina al piloro (tratto di congiunzione dello stomaco con il duodeno), tanto più tardiva è la sua comparsa.

Quando contattare il medico

Se i sintomi persistono e sembrano indipendenti dalle abitudini alimentari.

Se la terapia che si sta seguendo non migliora il mal di stomaco e gli altri sintomi.

Se si riconoscono tracce più o meno evidenti di sangue nel materiale vomitato o rigurgitato.

Se le feci appaiano nere ed appiccicaticce, catramose.

Nel caso si avverta dispnea (fiato corto), febbre, debolezza od altro segno di malessere generale.

Elementi come sede del dolore, possibili fattori scatenanti, durata, sintomi associati ed eventuale irradiazione, vanno annotati e riferiti scrupolosamente al medico.

ULCERA DUODENALE:
rispetto al caso precedente, il mal di stomaco compare tipicamente da 1 ora e mezza a 3 ore dopo il pasto (postprandiale tardivo), talvolta si localizza verso destra ed in più della metà dei casi provoca il risveglio notturno del paziente.

PERFORAZIONE DI UN’ULCERA PEPTICA
Il mal di stomaco è improvviso e violento, e tende a diffondere all’addome e ad irradiarsi alle spalle; si accompagna a sudorazione, tachicardia, nausea, vomito ed assunzione della posizione rannicchiata su un fianco. I sintomi dolorosi, particolarmente intensi, si accentuano alla palpazione ed al rilascio della mano, mentre la parete addominale è rigida come conseguenza della peritonite chimica.

TUMORE ALLO STOMACO:
purtroppo molto spesso questa malattia decorre per lungo tempo in maniera asintomatica o paucisintomatica (la sintomatologia è assente, lieve o comunque sfumata). Il mal di stomaco resiste ai farmaci anti-acidità gastrica, vi è un’oggettiva difficoltà a mangiare grandi quantità di cibo, in particolar modo le carni; il paziente lamenta febbre e un senso di malessere generale spesso associato ad uno stato anemico. I sintomi sono ingravescenti nel tempo ed in una fase avanzata si registra presenza di sangue nel vomito o nelle feci (che assumono un aspetto catramoso).

GASTROENTERITI ACUTE (INFLUENZA INTESTINALE):
il mal di stomaco è tipicamente associato a dolore addominale diffuso, vomito, febbre, malessere generale e diarrea. Il decorso della malattia è piuttosto breve (normalmente le condizioni migliorano fino alla completa guarigione nel giro di qualche giorno).

GASTRITE ACUTA:
è causata dall’ingestione di sostanze irritanti o gastrolesive, inclusi alimenti (come l’abuso di alcolici e caffè) e farmaci particolari; il dolore è sordo, diffuso, di tipo urente e spesso associato a vomito, che nei casi più gravi è francamente ematico o “catramoso” e maleodorante.

GASTRITE CRONICA:
il dolore, lieve e sfumato o addirittura assente, può avere un’origine autoimmune o batterica (infezione da Helicobacter pylori).

COLICA BILIARE:
nella calcolosi biliare un dolore assai intenso, simile ad una “una morsa che stringe e molla ripetutamente”, viene percepito intorno alla regione superiore dell’addome (al centro o a destra); l’algia può durare anche diverse ore, in genere ha intensità costante e tende a migrare verso il dorso, localizzandosi nella regione compresa tra la colonna vertebrale e l’angolo inferiore della scapola destra. Sovente, questa sintomatologia dolorosa si accompagna a nausea e vomito; più raramente a colorazione giallastra della pelle e delle sclere oculari (ittero)

PANCREATITE CRONICA, TUMORE DEL PANCREAS:
il mal di stomaco tende ad irradiarsi al dorso e può coinvolgere un solo o più quadranti addominali superiori (distribuzione a cintura); dapprima il dolore è di tipo episodico, successivamente costante, con progressivo decadimento delle condizioni generali. L’algia è intensa, fastidiosa, continua o quasi, talora aggravata dai pasti, ma più spesso indipendente da essi; è tipico il suo legame con la postura: infatti, è solitamente accentuata in posizione supina (pancia all’insù) mentre viene attenuata da alcune manovre, come la flessione del tronco in avanti, la posizione laterale destra e la compressione dell’addome. Le forme acute (pancreatite acuta) insorgono improvvisamente, con sintomi più violenti, ed hanno tendenza alla guarigione (se la causa viene eliminata).

Quelle appena elencate sono le più comuni e gravi malattie responsabili di mal di stomaco. In molti casi, comunque, questa condizione è scorporata da qualsivoglia patologia. Il dolore gastrico può essere ad esempio causato o favorito dall’iperacidità conseguente a pasti troppo abbondanti o difficili da digerire, al fumo, all’ansia, allo stress, all’assunzione di determinati farmaci (antinfiammatori FANS, come l’aspirina o l’ibuprofene) o a qualche bicchierino di troppo. Vedi anche: bruciore di stomaco e reflusso gastroesofageo.

Diagnosi e trattamento

Gli interventi terapeutici dipendono dalle cause responsabili di mal di stomaco. Possono ad esempio comprendere l’evitamento di determinati cibi, l’assunzione di antibiotici (contro l’helicobacter pylori), farmaci antiacidi (per il trattamento di gastriti, ulcere e reflusso gastroesofageo), analgesici (per placare il dolore allo stomaco), preparati enzimatici (pancreatina, bromelina e papaina, da assumere ai pasti per favorire la digestione), o medicinali capaci di migliorare la tenuta dello sfintere gastroesofageo e promuovere lo svuotamento dello stomaco (procinetici). In alcuni casi selezionati, ad esempio quando il mal di stomaco è causato dalla presenza di un’ernia iatale di grosse dimensioni, può rendersi necessario il ricorso ad interventi di chirurgia mini-invasiva.

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Set
8
Carla T. Fit. + pesistica
Alimentazione: Concetti su assunzione di proteine
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.Alimentazione: Concetti su assunzione di proteine;

PROTEINE “Se le conoscete non le evitate”

 

• Quante Proteine assumere?

A cura del dottor Davide Marciano

PROTEINE “Se le conoscete non le evitate”

Alimentazione: Concetti su assunzione di proteine

Alimentazione: Concetti su assunzione di proteine

Le proteine sono alla base della vita stessa. Esse sono essenziali per la pelle, per i capelli, per le ossa, producono ormoni, permettono un ottimale funzionamento del sistema immunitario e, nel caso degli sportivi, sono essenziali per la crescita muscolare.
Assunzione proteica 

Una carenza della quota proteica, quindi, indurrà uno squilibrio di tutti gli eventi sopra citati, fondamentali per la vita e per la crescita. Qualora, infatti, l’apporto nutrizionale non sia dei migliori, le proteine vengono sacrificate a scopo energetico e questo avviene tramite il catabolismo muscolare, che impedirà qualsiasi aumento di massa muscolare.
Il ruolo delle proteine come componenti essenziali della salute e della performance non può non essere confermato dalle ricerche più recenti. La diatriba per le diverse assunzioni proteiche nasce, però, tra la comunità medica ufficiale e non: la prima ritiene che un apporto proteico di 0.6g / 0.9g di proteine per Kg corporeo sia sufficiente a tutte le persone, sportivi compresi; la seconda, invece, ritiene che tale apporto proteico è basso sia per una persona sedentaria, sia per uno sportivo.

Quante Proteine assumere?

Partendo dal presupposto che nella vita qualsiasi eccesso faccia male, si ritiene che un’assunzione di 0.9g di proteine sia veramente troppo bassa per una persona, specialmente se pratica sport o ancora meglio body building che ha, come fine principale, la crescita muscolare.
Per quanto riguarda  invece un’assunzione proteica alta, vi è un po’ di confusione dovuta alla solita eredità dataci dai grandi bodybuilder. Questi, grazie all’elevata sintesi proteica fornita dall’uso sproporzionato di farmaci, assumono 5 o 6 g di proteine per Kg corporeo, senza avere gravi conseguenze (anche se ci sono stati casi di insufficienza renale).
Il semplice sportivo “NATURAL” non può certo arrivare a tale quantitativo o ridursi ad assumere 0.6 / 0.9g di proteine senza avere conseguenze negative.
Quindi, una periodizzazione proteica che tenga presente della disciplina praticata, dello stato di salute, della quantità di massa muscolare, dell’età, del lavoro svolto (sforzo fisico o mentale) è la scelta migliore e senza arrivare ai classici eccessi, sicuramente deleteri per lo sportivo, si possono assumere 1.4g di proteine che possono arrivare anche a 3g per il bodybuilder (in determinati periodi dell’anno) senza avere problemi.
A tal proposito è meglio sfatare alcuni miti:

1) LE DIETE RICCHE DI PROTEINE FANNO MALE AI RENI.
Gli studi dimostrano che una dieta ricca di proteine ha dato peggioramenti in persone che già avevano patologie renali. Non esistono al momento studi che dimostrano la nocività di una dieta “iperproteica” su persone sane.

2. GLI ATLETI DEVONO ASSUMERE LO STESSO QUANTITATIVO DI PROTEINE DEI SEDENTARI?
Gli atleti non solo hanno bisogno di più proteine, ma devono anche aumentare la quota degli altri macro e micro alimenti. Un atleta, infatti, oltre a bruciare le calorie per le normali funzioni fisiologiche del corpo (metabolismo basale) deve anche allenarsi e sostenere una massa muscolare maggiore. È impensabile che un atleta o un sedentario assumano le stesse percentuali di alimenti e in particolare di proteine.

3. SI POSSONO ASSIMILARE SOLO 30g. DI PROTEINE PER PASTO.
Anche escludendo gli studi contrari, tale affermazione è troppo generalizzata, ovvero non tiene conto dell’età, dello sport, del sesso, della percentuale di massa magra ecc.
Infatti una persona sedentaria che non pratica sport, quindi con un metabolismo basale estremamente lento, potrebbe non assimilare più di 30g di proteine per pasto, ma una persona con le caratteristiche opposte alla precedente, molto probabilmente potrà assumere 30g e più di proteine.
Quindi, è molto superficiale dire che le persone non assimilano più di 30g di proteine per pasto!
Inoltre, ricordatevi che una buona quota proteica abbinata ad un buon programma di allenamento innescherà una grande risposta ipertrofica (crescita muscolare).

4. TUTTE LE PROTEINE SONO UGUALI?
Troppe volte le proteine vegetali sono paragonate a quelle animali trascurando le notevoli differenze che distinguono le une dalle altre.
Tutti i prodotti lattiero-caseari, la carne, il pesce (proteine animali), sono detti cibi completi, poiché contengono tutti gli aminoacidi essenziali (quelli che il nostro organismo è incapace di produrre da solo).
Tutti gli amidi (eccetto i semi di soia), le verdure, la frutta (proteine vegetali) sono incomplete, in quanto non posseggono tutti gli aminoacidi essenziali.

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Set
5
Carla T. Fit. + pesistica
ACQUA DI COCCO
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Acqua di Cocco

• Cos’è l’Acqua di Cocco?

• Estrarre l’Acqua di Cocco

• Caratteristiche Nutrizionali

• Noce di Cocco: Com’è Fatta?

Cos’è l’Acqua di Cocco?

L’acqua di cocco è il liquido chiaro, traslucido, contenuto nei frutti acerbi della pianta Cocos nucifera (Famiglia Arecaceae).
Presente solo nelle noci di cocco ancora verdi, l’acqua di cocco ha uno sviluppo precoce rispetto alla maturità del frutto (polpa); per comprenderne meglio la funzione biologica, è necessario conoscere la botanica della noce descritta nell’ultimo paragrafo dell’articolo.

Estrarre l’Acqua di Cocco

Per estrarre l’acqua di cocco dalle noci è anzitutto necessario raccoglierle verdi, circa a 7 mesi di vita, senza aspettare che cadano al suolo (momento in cui hanno già una colorazione brunastra/giallognola). I frutti di età inferiore a cinque mesi tendono ad essere amari e privi di sostanze nutritive.
Per ricavare l’acqua di cocco è necessario forarne tutti gli strati esterni o tagliare un’estremità, in modo da creare un’apertura nella cavità internam nella quale sono contenuti tra i 200 ed i 1000ml di acqua (a seconda del tipo di cultivar e delle dimensioni della noce).
NB. Nelle noci più giovani, l’acqua di cocco può essere sotto pressione e spruzzare leggermente durante la perforazione.

Caratteristiche Nutrizionali

Mentre la polpa di cocco è un alimento estremamente grasso, l’acqua di cocco non contiene una porzione elevata di lipidi.
Negli ultimi anni, l’acqua di cocco è stata commercializzata come bevanda energetica naturale o drink sportivo a ridotto contenuto di grassi, carboidrati e calorie, ma con buona concentrazione elettrolitica. Tuttavia, i livelli di sodio, potassio, magnesio e calcio contenuti in 100ml di prodotto non sono poi così elevati, né tanto meno equilibrati rispetto al fabbisogno di un organismo umano adulto.
Infatti, il marketing dell’acqua di cocco attribuisce al prodotto alcuni benefici per la salute, tuttavia privi di sufficienti evidenze scientifiche. Per questo motivo, gli enti di regolamentazione e controllo (come la “Food and Drug Administration” statunitense) non appoggiano, ed anzi cercano di contrastare, la divulgazione di informazioni così fuorvianti.

Per maggiori informazioni riguardanti le proprietà salutistiche dell’acqua di cocco si consiglia di leggere l’articolo dedicato: Acqua di Cocco e Medicina.
Nel complesso, l’acqua di cocco è un alimento poco energetico, con una prevalenza calorica imputabile ai glucidi, seguiti da quantità poco rilevanti di proteine e grassi. Le fibre sono irrilevanti ed il colesterolo è assente.
Come anticipato, il profilo dei sali minerali non strabilia (eccezion fatta per una discreta porzione di potassio), così come quello delle vitamine.
L’acqua di cocco è una bevanda che si presta a qualsiasi regime alimentare, nessuno escluso (eccezion fatta per certe forme di insufficienza renale). Non apporta nutrienti che potrebbero incidere negativamente o positivamente sulle malattie del metabolismo, anche se in caso di iperglicemia, ipertrigliceridemia e sovrappeso sarebbe meglio evitare di consumarne porzioni significative. Contiene potassio e sodio in proporzione di 2/1, aspetto positivo per la dieta dell’iperteso; ciò nonostante, anche in tal caso, esistono alimenti dalle proprietà chimiche decisamente più utili.
L’acqua di cocco non contiene lattosio e glutine, ragion per cui si presta alla nutrizione contro le relative intolleranze.
Non infrange le regole che distinguono l’alimentazione vegetariana, vegana e crudista.
La porzione media di acqua di cocco è circa 250-350ml (45-65kcal).

Noce di Cocco: Com’è Fatta?

Come anticipato, la noce di cocco è il frutto della palma Cocos nucifera.
Dall’esterno verso l’interno, la noce è così strutturata:
•rivestimento liscio esterno detto buccia o esocarpo;
•imbottitura fibrosa detta mesocarpo;
• guscio legnoso detto endocarpo, all’interno del quale rimane attaccato l’endosperma. Quest’ultimo è il seme, ovvero la porzione viva, commestibile ed estremamente grassa della noce di cocco.
•L’endosperma solido delimita una cavità interna, dove in fase precoce si forma ed è contenuta l’acqua di cocco (endosperma liquido).

Noce di Cocco BotanicaIn definitiva, la funzione dell’acqua di cocco è quella di supportare l’endosperma e nutrire il seme, che la assorbe progressivamente durante la cosiddetta fase di sviluppo nucleare.
Queste caratteristiche fanno della noce di cocco un frutto super resistente alle intemperie, agli urti e alla macerazione in acqua sia dolce, sia salata. Infatti, una palma da cocco può diffondere i suoi semi anche a migliaia di chilometri di distanza, grazie alle correnti marine che trasportano il frutto.
In merito alla sua longevità (grazie anche all’acqua di cocco in essa contenuta), alla galleggiabilità e alla coibentazione (esocarpo e mesocarpo), la noce di cocco è stata in grado di colonizzare terre lontanissime, come la Polinesia (che, per chi non lo sapesse, in origine si presentava totalmente spoglia a causa delle origini vulcaniche). E’ comunque doveroso specificare che non è mai stato identificato il primo luogo di diffusione di questa pianta, soprattutto grazie alla capacità dei frutti di resistere e navigare per settimane o anche mesi.

Altri Alimenti – FruttaAlbicocche Amarene Anacardi Ananas Anguria Arancia Avocado Banana Cachi Cachi mela Castagne Cedro Ciliegie Cocco Cocomero Datteri Feijoa Fico d’India Fichi Fragole Frutti di Bosco Frutto della passione (Maracujà, Granadilla) Giuggiole Kiwi Lamponi Latte di Cocco Latte di Mandorla Lime Limoni Mandaranci Mango Mele Mele Cotogne Melograno Melone More Mostarda Nespole Olive Olive Taggiasche Papaya Fermentata Pere Pesche Pomelo Pompelmo Pompelmo Rosa Prugne, prugne secche Spremute di frutta e succhi di frutta Succo d’uva Susine Uva Uva Sultanina e Uva Passa ALTRI ARTICOLI FRUTTA Categorie Alimenti Alcolici Carne Cereali e derivati Dolcificanti Dolci Frattaglie Frutta Frutta secca Latte e Derivati Legumi Oli e Grassi Pesce e prodotti della pesca Salumi Spezie Verdura Ricette della salute Antipasti Pane, Pizza e Brioche Primi piatti Secondi piatti Verdure e Insalate Dolci e Dessert Gelati e sorbetti Sciroppi, Liquori e grappe Preparazioni di Base —- In Cucina con gli Avanzi Ricette di Carnevale Ricette di Natale Ricette dietetiche Light Ricette festa donna, mamma, papà Ricette Funzionali Ricette Internazionali Ricette Pasquali Ricette per Celiaci Ricette per Diabetici Ricette per le Festività Ricette per San Valentino Ricette per Vegetariani Ricette proteiche Ricette Regionali Ricette Vegane

Set
3
Carla T. Fit. + pesistica
distensioni su panca inclinata con bilanc.
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Distensioni su panca inclinata con bilanciere

A Cura del Dr. Massimo Bonazzelli ThreeEquilibrium

Sinonimi

L’esercizio Distensioni su panca inclinata con bilanciere è noto anche come Inclined bench press, Panca inclinata.

Tipo di Esercizio

Distensioni su panca inclinata con bilanciere è un esercizio Multiarticolare/accessorio

VARIANTI: Distensioni su panca inclinata con manubri.

Distensioni su panca inclinata con bilanciere: Esecuzione

La posizione di partenza vede l’atleta seduto su una panca inclinata tra i 20° e i 45°, con la schiena nella sua posizione di forza le gambe divaricate ed i piedi saldamente appoggiati al terreno dietro le ginocchia per favorire il mantenimento delle tre curve naturali della schiena e per reggere più efficacemente il peso. I gomiti sono flessi, i polsi dritti e le spalle sono addotte ed extraruotate in modo che gomito, polso e bilanciere siano esattamente allineati sullo stesso piano verticale da una visione di lato. Il bilanciere è appoggiato sulla parte alta dello sterno o sulle clavicole oltre che sulle mani che lo afferrano ad una distanza variabile pari o superiore a quella tra le spalle. L’esecuzione consiste nello spingere il bilanciere verso l’alto sul piano verticale perpendicolare al pavimento (non alla panca) su cui giaceva prima di iniziare, cercando quindi di tracciare un segmento di linea retta. Durante la spinta, le spalle si flettono sul piano sagittale e si abducono sul piano longitudinale, mentre i gomiti si estendono e le scapole iniziano a ruotare verso l’alto nell’ultimo terzo del movimento. L’esecuzione termina con la completa estensione dei gomiti. Durante tutta l’esecuzione dell’esercizio è consigliabile scaricare parte del peso sui piedi. La corretta esecuzione di questo esercizio richiede una buona mobilità della spalla nel primo terzo del movimento per mantenere la posizione sopra descritta.

Quando esegui l’esercizio Distensioni su panca inclinata con bilanciere ricorda sempre di

Le spinta delle gambe e l’equilibrio dei muscoli della cintura addominale sono essenziali per una corretta esecuzione. I polsi non devono piegarsi indietro. al culmine della fase negativa l’avambraccio visto dal lato deve essere perpendicolare al pavimento. Alzare i glutei è considerato pericoloso per la schiena che in questo esercizio si trova in carico; mentre alzare i piedi o basculare sono considerati semplicemente errori. Terminare la distensione con le braccia esattamente perpendicolari al terreno toglie molta tensione sui muscoli interessati.

Muscoli coinvolti nell’esercizio “Distensioni su panca inclinata con bilanciere”

Gruppo 1:
Grande pettorale, Deltoide anteriore, Coracobrachiale, Bicipite brachiale (debole).

Azione: Flessione spalla

Gruppo 2:
Deltoide laterale.

Azione: Abduzione spalla

Gruppo 3:
Tricipite brachiale, Anconeo.

Azione: Estensione gomito

Gruppo 4:
Fasci inferiori del gran dentato toracico, Fasci inferiori del trapezio, Fasci intermedi del trapezio.

Azione: Rotazione superiore scapolare

Funzione dei muscoli stabilizzatori: Stabilità della spalla, della scapola, del gomito,della presa, del busto, dell’anca, del ginocchio, della caviglia e del piede

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Ago
30
Carla T. Fit. + pesistica
Traumatologia: La tallonite
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Traumatologia: La tallonite . • Cos’è la tallonite?

• Cause

• Tallonite dello sportivo

• Guarire dalla tallonite

Traumatologia: La tallonite

Traumatologia: La tallonite

 

Il  termine tallonite viene comunemente utilizzato per descrivere una condizione dolorosa del tallone. Nel linguaggio clinico si preferisce invece parlare di dolore calcaneare o tallodinia.

Le cause alla base di tale sofferenza sono molteplici.

All’origine della sintomatologia dolorosa calcaneare possono infatti esserci patologie traumatiche, metaboliche, neurologiche e congenite, che a loro volta possono colpire le parti molli (tendiniti, borsiti, infiammazioni tendinee, fasciti) o quelle ossee (fratture da stress, spina calcaneare, artrosi astragalo calcaneare o più raramente tumori).

Anche semplici alterazioni posturali possono modificare l’assetto podalico e la distribuzione del carico su questa zona, determinando la comparsa di tallodinie.

Cause
•obesità/sovrappeso;
•artrosi e patologie reumatiche
•alterazioni posturali primarie o secondarie
•calzature non idonee (tacchi alti, scarpe anti infortunistiche)
• attività sportiva intensa o eccessiva per le proprie possibilità
• malattie metaboliche (gotta) e reumatiche (spondilite anchilosante, artrite reumatoide, condrocalcinosi, psoriasi ecc.).

Sintomi Tallonite

Tallonite dello sportivo

La tallonite dello sportivo nella maggior parte dei casi insorge a causa delle continue sollecitazioni e microtraumi subiti dal piede. Si tratta di vere e proprie microlesioni che con il passare del tempo possono alterare la normale funzionalità del retropiede.
plantare talloniteGli sport più a rischio sono la corsa, il calcio, la pallavolo, il basket, la marcia ed in generale tutte le discipline che comportano notevoli sollecitazioni alla regione calcaneare. Tale rischio aumenta con il soprappeso, con la mancanza di allenamento e con l’utilizzo di calzature non idonee.

Molto spesso le scarpe da tennis che si trovano nei supermercati non sono adatte a sopportare le fortissime sollecitazioni funzionali subite dal piede durante l’attività motoria. Nei negozi specializzati in articoli sportivi si possono invece trovare calzature speciali dotate, per esempio, di shock adsorber, uno speciale materiale situato nel tacco in grado di attenuare le vibrazioni e lo shock da impatto ripetuto.

Il tacco morbido…

Nelle donne che indossano scarpe con tacco alto la tallonite può insorgere nel passaggio da una calzatura all’altra. Infatti la pressione esercitata sul tallone diminuisce all’aumentare dell’altezza della scarpa. Quando si indossa una calzatura più bassa il tallone può trovarsi impreparato a sostenere l’aumento di pressione sulle strutture ossee e ligamentose.

Non a caso ai soggetti in sovrappeso o particolarmente pesanti viene consigliato l’acquisto di calzature sportive a tacco per alleggerire la pressione al retropiede e limitare il pericolo di lesioni.

Anche il terreno sul quale viene praticata l’attività fisica è molto importante poiché superfici particolarmente rigide come campi sintetici, asfalto e cemento amplificano lo shock da impatto. Anche scarsa muscolatura e preparazione atletica sommaria possono contribuire alla comparsa di patologie calcaneari.

Guarire dalla tallonite

IMPORTANZA DI UNA CORRETTA DIAGNOSI

Come abbiamo visto le patologie a carico del retropiede sono numerose e di svariata eziologia.
Diventa quindi fondamentale diagnosticare il prima possibile la causa del dolore calcaneare tramite una visita specialistica (esame radiografico, posturale, ecografia, risonanza magnetica ecc.).

RIPOSO PRIMA DI TUTTO

Fortunatamente le talloniti comuni guariscono nel giro di pochi giorni (1-3 settimane a seconda del tipo e dell’entità del problema) salvo alcune forme croniche che possono richiedere tempi di guarigione molto più lunghi.

E’ tuttavia di fondamentale importanza affrontare tempestivamente il problema in modo da evitare possibili peggioramenti ed allontanare il rischio di paramorfismi compensativi.

Il soggetto colpito da tallonite tende infatti a limitare il carico sul piede dolente adattando la postura e la deambulazione. A lungo andare tali compensazioni possono causare problemi anche seri ad altre strutture corporee (bacino, colonna vertebrale e ginocchia).

Si consiglia pertanto di sospendere l’attività motoria ai primi sintomi dolorosi almeno fino a quando non si sarà ripristinata la normale funzionalità del retropiede. Si consiglia inoltre di applicare del ghiaccio sulla zona dolente nella fase acuta del trauma.

Inutile e pericoloso continuare gli allenamenti tentando di sopprimere il dolore con antidolorifici ed antinfiammatori. Sovraccaricare una struttura anatomica già compromessa potrebbe causare lesioni ben più gravi ed il prolungarsi della patologia potrebbe renderla cronica, quindi difficilmente curabile.
Se il problema non si risolve dopo aver osservato un periodo di riposo di due settimane è opportuno svolgere ulteriori indagini per determinare con maggiore precisione l’origine del dolore. Può capitare infatti che il semplice esame radiografico porti ad un’errata interpretazione della patologia.

Esercizi di stretching della fascia plantare, del polpaccio e del tendine di achille sono utili soprattutto in caso di fascite plantare.

guarire dallla tallonite , Tutori notturni e gambaletti rigidi da indossare durante la deambulazione possono contribuire alla risoluzione della tallonite. In caso di dolore particolarmente intenso è bene utilizzare delle stampelle.

In molti casi si consiglia l’associazione con terapie fisiche (ultrasuoni, crioultrasuoni, laserterapia, ionoferesi, massaggi). Nel periodo riabilitativo possono rivelarsi molto utili esercizi propriocettivi e di sensibilizzazione plantare.

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Ago
25
Carla T. Fit. + pesistica
Alcuni concetti sull'anti age: Rimedi sulle rughe
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Rimedi Rughe Alcuni concetti sull’anti age: Rimedi sulle rughe

• Cosa Fare

• Cosa NON fare

• Cosa Mangiare

• Cosa NON Mangiare

• Cure e Rimedi naturali

• Farmaci e Cosmetici

• Prevenzione

• Trattamenti medici

Alcuni concetti sull'anti age: Rimedi sulle rughe

Alcuni concetti sull’anti age: Rimedi sulle rughe

Le rughe sono uno dei segni più evidenti (e più odiati) dell’invecchiamento cutaneo: si tratta di piccoli solchi o pieghe, più o meno profondi, che originano su pelli disidratate, aride e poco elastiche di donne ed uomini non più giovanissimi.

Le rughe sono inestetismi della pelle a tutti gli effetti, la cui origine – oltre a dipendere dall’inesorabile avanzamento dell’età – è strettamente legata a fattori genetici e comportamentali. Tra questi ultimi, una nota di “merito” spetta a fumo, stress, esposizione continua a radiazioni luminose (luce solare e/o artificiale), accentuata mimica facciale ed alimentazione squilibrata: tutti questi fattori accelerano il processo d’invecchiamento cutaneo, mettendo in risalto le rughe.

Le rughe si formano perché… 1.Si riduce la quantità di collagene ed elastina → ↓ forza, resistenza ed elasticità della pelle
2.Si riduce la sintesi di acido ialuronico ed altri glucosamminoglicani → ↓ idratazione cutanea
3.Si riduce la sintesi di grasso sottocutaneo e sebo → ↑ inaridimento cutaneo

Ricordiamo che le rughe, così come tutti i segni dell’invecchiamento della pelle, costituiscono un fenomeno fisiologico del tutto inevitabile. Nonostante quanto detto, la messa in pratica di alcuni rimedi naturali, comportamentali ed alimentari può rallentare il “deterioramento” estetico caratteristico dell’età matura.

 

Il materiale pubblicato ha lo scopo di permettere il rapido accesso a consigli, suggerimenti e rimedi di carattere generale che medici e libri di testo sono soliti dispensare per il trattamento delle rughe; tali indicazioni non devono in alcun modo sostituirsi al parere del medico curante o di altri specialisti sanitari del settore che hanno in cura il paziente.

Cosa Fare

•Seguire una dieta equilibrata, priva di eccessi, ricca di antiossidanti e vitamine
•Mantenere la pelle – soprattutto quella del viso – nutrita ed idratata fin dalla giovane età, scegliendo cosmetici e detergenti adatti al proprio tipo di pelle. Questo rimedio può prevenire la formazione precoce delle rughe
• Dedicare parte del proprio tempo ad un’attività sportiva, da praticare regolarmente quasi tutti i giorni. Lo sport, infatti, potenzia i sistemi antiossidanti endogeni
•Preferire cosmetici antirughe di qualità, in grado di conferire alla pelle l’elasticità e l’idratazione perduta; i prodotti antirughe devono stimolare, nel contempo, il rinnovamento cellulare apportando alla cute sostanze come acido ialuronico, collagene, antiossidanti e corpi grassi
•Allontanare lo stress
•Per ottenere un miglior effetto antirughe, si consiglia di applicare creme specifiche sulla pelle prima che il naturale processo di decadimento cutaneo abbia inizio
•Indossare sempre un paio di occhiali scuri è un buon rimedio per ritardare la formazione o l’accentuamento di rughe nel contorno occhi
•Dormire supini per evitare di favorire la formazione di rughe d’espressione. Difatti, che è abituato a dormire a pancia in giù, abbracciando il cuscino, tende a mostrare più rughe sul viso rispetto a chi riposa a pancia all’insù
•Mantenere il peso forma
•Utilizzare un umidificatore in casa previene la secchezza cutanea, dunque si rivela un buon rimedio antiaging
•Richiedere un consulto medico nel caso le rughe compaiano sul viso in tenera età. Le rughe costituiscono un fenomeno pressoché normale nei soggetti maturi ma, quando alterano l’armonia dei lineamenti del volto durante l’età adolescenziale, è necessario il parere del medico

Cosa NON fare

•Gli eccessi in genere, siano questi alimentari o comportamentali, favoriscono la formazione di antiestetiche rughe sul viso
•Fumare e bere alcolici: questi comportamenti favoriscono ed anticipano la formazione delle rughe
•Continua esposizione ai raggi UV del sole o delle lampade abbronzanti, specie senza protezione
•Manifestare eccessiva felicità o preoccupazione: in passato si raccomandava di evitare quanto possibile di sorridere o piangere troppo, per fuggire alle cosiddette rughe d’espressione (dovute alla frequente contrazione dei muscoli superficiali del viso, utilizzati per esprimere le proprie emozioni)
•Attenzione nell’applicare generose quantità di fondotinta sopra le rughe: alcuni prodotti cosmetici utilizzati come base per il make-up possono accentuare l’inestetismo
•Diete yo-yo. Dimagrire e riprendere continuamente peso non giova alle rughe (oltre che alla salute): quando si mette su qualche chilo, la pelle tende a stirarsi, menrte con il dimagrimento successivo, che favorisce la perdita di elasticità delle pelle, la cute non riesce a tornare alle dimensioni originarie. Per questa ragione, è indispensabile mantenere il peso forma
•Eccessiva detersione del viso con sostanze aggressive. I saponi possono seccare la pelle: la disidratazione favorisce le rughe
•Sottoporsi ad iniezioni di filler per porre rimedio alle rughe in caso di presunta od accertata allergia/ipersensibilità alle sostanze presenti nel filler. Si raccomanda, inoltre, di non sottoporsi alle iniezioni di filler in gravidanza o durante l’allattamento

Cosa Mangiare
•Seguire una dieta regolare, sana, bilanciata e priva di eccessi è un rimedio alimentare importantissimo per rallentare, quanto possibile, il processo d’invecchiamento cutaneo
•Assumere tanta frutta e verdura, in quanto ricca di antiossidanti. Sembra che le vitamine A, C ed E possano in qualche modo interferire con la formazione delle rughe sulla cute. La pelle degli amanti di frutta e verdura risulta visibilmente più elastica e giovane rispetto a chi non assume regolarmente questi alimenti
•Preferire alimenti ricchi di omega 3 e 6, come pesce, crostacei, (es. cozze, vongole, ostriche), mandorle, noci, tofu
•Succo di mirtillo, potente antiossidante
•Brodi e bolliti: i tessuti ricchi di connettivo sono un’ottima fonte di collagene ma possono risultare indigesti

Cosa NON Mangiare

•Evitare il consumo di alimenti di difficile digestione (intingoli, fritture, alimenti ricchi di grassi, cibi spazzatura ecc.) e gli eccessi alimentari in generale
•Evitare l’eccesso di zuccheri semplici, soprattutto prima di dormire: l’iperglicemia cronica determina la produzione di composti di glicazione proteica che alterano la struttura dei tessuti ricchi di collagene, compresa la pelle

Cure e Rimedi naturali

I rimedi naturali costituiscono un valido ausilio per posticipare l’invecchiamento cutaneo. Tuttavia, il massimo dell’effetto antirughe regalato da creme o lozioni naturali è ottenibile esclusivamente mediante l’applicazione costante e regolare sulla pelle del viso, tutti i giorni e più volte al giorno. Inoltre, come specificato più volte, è necessario iniziare il trattamento PRIMA della comparsa delle rughe, ovvero intorno ai 25-30 anni. Le creme naturali più indicate per porre rimedio alle rughe possono essere formulate con principi attivi naturali dalle proprietà antiossidanti, emollienti ed idratanti:
•Resveratrolo (reperibile nella buccia dell’uva) → note proprietà antiossidanti
•Rutina (glicoside flavonoico estratto da Ruta graveolens) → proprietà antiossidanti
•Quercitina (flavonoide presente in mele, olive, uva, agrumi, frutti viola) → proprietà antiossidanti
•Echinacoside (glicoside fenilpropanoidico, estratto da Echinacea angustifolia) → proprietà immunostimolanti, riepitelizzanti, rassodanti, rigeneranti ed elasticizzanti
•Vitamina E (la fonte principale è rappresentata dall’olio di germe di grano) → potente effetto antiossidante naturale
•Creme/oli naturali formulati con sostanze emollienti ed idratanti: olio di mandorle dolci, olio jojoba, burro di karitè, olio di acai
Sostanze che agiscono direttamente sul derma, aumentando il firming cutaneo: Retinolo, Panax Ginseng, Centella Asiatica, derivati vegetali di Olivo, Avocado, Soya, alghe.

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Farmaci e Cosmetici

•Tossina botulinica: agisce sulle rughe d’espressione provocando un blocco dell’impulso nervoso ai muscoli, lasciandoli in uno stato di rilassamento permanente per alcuni mesi
•Assunzione per os di integratori antirughe specifici, formulati per esempio con acido ialuronico e collagene marino idrolizzato
•Se necessario, integrare la dieta con una supplementazione di omega 3 e 6. Sostanze come olio di semi di borragine, olio di pesce, olio di fegato di merluzzo, olio di canapa, olio di enotera, olio di semi di sesamo ne sono particolarmente ricche
•Applicazione di creme cosmetiche formulate con vitamina C. L’acido ascorbico è un potente antiossidante in grado di mantenere la densità ottimale del collagene cutaneo, poiché agisce come cofattore per due enzimi essenziali (lisina e prolina idrossilasi) nella biosintesi del collagene. Ricordiamo, tuttavia, che l’utilizzo di preparazioni cosmetiche con vitamina C come rimedio antirughe è pesantemente limitato dalla scarsa stabilità dell’acido ascorbico in presenza di acqua e ossigeno
•Applicazione di creme cosmetiche formulate con enzimi di origine biotecnologica (es. SOD, Superossidodismutasi) + vitamina E + vitamina A. Il SOD è un efficace rimedio antirughe in quanto limita i danni al DNA provocati dai raggi UV, impedisce la perossidazione lipidica e la denaturazione proteica
•Applicazione di creme formulate con acido lipoico, potente rimedio antirughe dalle note proprietà antiaging, rassodanti e riparatrici dei danni provocati dai raggi UV

Prevenzione

•Durante l’esposizione al sole, applicare sempre una generosa quantità di crema protettiva solare (con filtri UVA e UVB, protezione 15 o superiore) almeno ogni due ore
•Non fumare
•Applicare costantemente creme idratanti, nutrienti ed elasticizzanti sul viso, anche in giovane età, è un ottimo rimedio per prevenire l’insorgenza precoce delle rughe
•Allontanare lo stress
•Applicare la crema solare dopo ogni bagno in acqua
•Prevenire le scottature solari è un buon consiglio utile per ostacolare la formazione precoce delle rughe
•Proteggere sempre la pelle dal sole, anche durante i mesi invernali
•Bere regolarmente almeno 2 litri d’acqua al giorno favorisce la corretta idratazione della pelle, prevenendo l’inaridimento cutaneo, dunque anche le rughe
•Seguire regolarmente una dieta sana e bilanciata aiuta a posticipare tutti i segni dell’invecchiamento cutaneo, comprese le rughe.

 

Trattamenti medici

Molte donne ricorrono alla chirurgia o alla medicina estetica per spianare le rughe, nel tentativo di risultare, almeno in apparenza, più giovani. A tale scopo, i trattamenti più indicati (e più efficaci) per porre rimedio alle rughe sono:
1.Iniezioni di tossina botulinica
2.Filler (es. filler all’acido ialuronico): inoculazione sottopelle di sostanze in grado di distendere, elasticizzare e riempire la pelle affetta da rughe
3.Lipofilling: strategia estetico-chirurgica simile alla precedente. In questo caso, la sostanza “riempitiva” utilizzata è il grasso, prelevato da una sede anatomica in cui è particolarmente abbondante. L’autotrapianto di adipe (grasso autologo) in prossimità delle rughe si rivela un efficace e straordinario rimedio (piuttosto drastico)
4.Stimolazione del rinnovamento di nuove cellule, fibre di collagene ed elastina mediante trattamenti chimici specifici (peeling chimici) o laserterapia
5.Lifting o chirurgia plastica: intervento di chirurgia estetica mirato a rimuovere l’accumulo di pelle, correggendo adiposità e spessore dei tessuti sottostanti alle rughe.

http://www.warmfit.com/it_IT/groups/alimentazione-diet/forum/

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Ago
23
Carla T. Fit. + pesistica
eccesso di proteine
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Eccesso di proteine

A cura di Roberto Rillo – Autore del Libro: Calisthenics BodyBuilding

« introduzione: il fabbisongo proteico

CASO STUDIO : ECCESSO DI PROTEINE.

(adattato da Ultimate Sport Nutrition di F. Hatfield)

Nella gara per diventare grossi e muscolosi, nessun macronutriente ha più titolo delle proteine. Senza proteine non c’è crescita muscolare, le proteine sono i mattoni dei vostri muscoli, eccetera eccetera. Naturalmente l’industria dell’integrazione non può che cogliere l’occasione per estrapolare questi assunti teorici diffondendoli sulle riviste per farvi consumare più proteine. La cosa sicura è che più voi ne consumate più loro guadagnano: il problema è sapere se veramente più proteine vi faranno crescere i muscoli. Eccesso di proteineL’industria dell’integrazione è talmente subdola da riuscire a mettere in dubbio ricerche e studi di organismi scientifici che non hanno alcun interesse nella vendita delle proteine per arrivare a farvi credere il contrario.
Il dr. Barry Sears, l’ideatore della dieta a zona, prescrive per atleti professionisti con allenamenti bigiornalieri circa 1,9 grammi di proteine per chilo di massa magra e non peso corporeo! Massa magra significa che un individuo di 80 kg col 10% di grasso misurato con metodo indiretto plicometrico, ha circa una massa magra di 72 chili e dovrebbe consumare al massimo 137 grammi di proteine nell’intera giornata!!!
L’esperienza diretta su atleti d’elite (non culturisti della domenica) alimentati con diete iperproteiche, ovvero più di due grammi di proteine per chilo di peso corporeo, rivela che gli stessi sono cronicamente debilitati, tendono a soffrire di allergie alimentari, hanno problemi renali, lamentano problemi articolari e paradossalmente tendono a perdere peso e forza.
Ecco un caso studio emblematico riferito da F. Hatfield nel suo “Ultimate sport nutrition”.
“Un istruttore di karate di 40 anni si lamentava della perdita di massa muscolare nonostante abbinasse alle arti marziali un adeguato programma di allenamento con i pesi ed una alimentazione iperproteica. Per questo soggetto era normale mangiare quotidianamente 12 petti di pollo o una bistecca da mezzo chilo. Sottopostosi ad analisi accurate, si rilevò un problema digestivo primario che abbinato ad una bassa acidità dello stomaco e ad una alta acidità dell’intestino tenue, ne riduceva drammaticamente la capacità di digerire le proteine. La digestione incompleta delle proteine, portava alla formazione di un sottoprodotto metabolico di scarto con conseguente escrezione di aminoacidi nelle urine.

Tutto ciò causava la perdita di massa muscolare in quanto l’organismo si nutriva letteralmente di se stesso per fornire proteine agli organi vitali. Si era in presenza di un uomo, che ironia del caso, stava perdendo le proteine corporee (muscolo) perché stava consumando troppo cibo proteico. La soluzione? Una dieta normoglucidica con integrazione di aminoacidi in forma libera. Gli aminoacidi in forma libera che non richiedono digestione, vengono prontamente assorbiti e utilizzati dall’organismo. In due settimane l’uomo è aumentato di 5 pounds (quasi due chili e mezzo) e riferiva uno stato d’animo ottimale senza essere più esausto alla fine del giorno.”
In conclusione qual è il messaggio direte voi?
Prima di concentrarsi solo ed esclusivamente sulle proteine, valutare prima di tutto:

– la composizione corporea al fine di estrapolare il dato della FFM (massa magra)
– il fabbisogno calorico complessivo in relazione alla corporatura e al livello di attività; se mangiate più di quello che consumate (indipendentemente se sono proteine, carboidrati o grassi) ingrasserete!
– eventuali problemi digestivi e/o di assimilazione al fine utilizzare la fonte proteica più adatta a voi.

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